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Don Mazzi dà i numeri a MobyCult

Redazione RiminiToday18 agosto 2012

Presso Piazzetta San Martino Dal 19/08/2012 Al 19/08/2012

Il secondo appuntamento di MobyCult a Riccione è affidato a Don Antonio Mazzi. Sarà il fondatore della comunità Exodus, domenica 19 agosto, a presentare al “suo” pubblico, sempre numerosissimo, “Don Antonio Mazzi dà i… numeri” (ed. Exodus), una raccolta delle “pillole di saggezza” che il Don dispensa quotidianamente da RTL 102.5 insieme alla “tazzina del caffè delle ore 8”. Pensieri e parole da lui coniati o ripresi dalle sacre Scritture e da poeti, come Tagore, teologi come Bonhoeffer, scrittori come Saint Exupery e filosofi, come Pascal o Nietzsche: un aforisma per ogni giorno dell’anno, per suggerire un tema di meditazione, con un pizzico di sorridente ironia. Ce n’è per tutti: genitori «Vivete in modo che i vostri figli pensino a voi quando si parla di persone oneste», figli «E’ tempo che distacchiamo i figli dalla flebo dei genitori e i genitori dalla flebo dei figli», educatori «I giovani non sono vasi da riempire, ma lampade da accendere», credenti «Nelle preghiere è meglio avere un cuore senza parole che parole senza cuore», e laici «La fame dell’anima fa più male della fame del corpo… e per di più non se ne accorge nessuno, nemmeno chi ce l’ha.» Così Don Mazzi racconta la genesi di “Don Antonio Mazzi dà i numeri”: «Il Padrenostro, la più bella preghiera al mondo, è fatta da 40 parole. Il che significa che in una manciata di parole c’è il mondo, visto dalla parte migliore. Forte di questa certezza metto insieme ogni mattina, per un minuto, un concetto. E ve lo dico sorridendo o brontolando. Queste esperienze tento di comunicarvele con questo libriccino». I proventi della vendita del libro sono destinati alla Comunità Ambalakilonga, che accoglie i ragazzi adolescenti di Fianarantsoa in Madagascar, una di quelle germogliate dall’esperienza di Exodus, la realtà fondata da Don Mazzi ventisette anni fa per l’accoglienza e il recupero di giovani tossicodipendenti e diseredati. Ce l’aveva raccontata lo stesso Don Mazzi, questa bella avventura, presentando a MobyCult nel 2010 “Oddio, cosa ho fatto!” (AA.VV. Electa Mondadori), che ne documenta il viaggio, tra immagini e testimonianze. Da quelle dei “famosi” come Francesco Cossiga o il Cardinale Carlo Maria Martini ai tanti ragazze e ragazzi ospiti della comunità. «A 50 anni – leggiamo in “Vita Pastorale” del 5 maggio 2010- dopo aver vissuto il mio ‘68 nel quartiere di Primavalle (Roma) e il mio ’78 a Verona tra gli handicappati psichici, aprendo le case famiglie in alternativa alle istituzioni totali, ho deciso di assumere l’irregolarità non come variante caratteriale, ma addirittura come ipotesi metodologico-rieducativa. (…) Smontate le strutture, scartate le vie terapeutiche, bocciata la stanzialità, ho “imbarcato” don Bosco, Baden Powell, la Montessori, qualche pagina del Vangelo e sono partito venticinque carovane fa. Era il 1984.»

Negli anni, Exodus si è trasformata in Fondazione ONLUS, con una trentina di “avamposti” in Italia e in tutto il mondo, e l’attività si è molto diversificata. Oltre al lavoro più conosciuto, quello sulle tossicodipendenze e il disagio giovanile, ci sono i nuovi oratori, le cooperative sociali e l'attività di formazione di volontari che opereranno all'estero come Educatori senza frontiere. Le “carovane” di Don Mazzi, comunità itineranti che proponevano un nuovo progetto di vita, in cui il viaggio era luogo fisico e metaforico del programma di recupero, sono ancora in cammino.

A dialogare con Don Antonio Mazzi sarà Lorella Barlaam, con letture di Ercole Leurini.

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