Martedì 21 agosto a MobyCult l’architetto Fabio Tomasetti presenta “Cambiare Rimini. De Carlo e il Piano del Nuovo Centro (1965-1975)”, appena uscito da Maggioli editore. Una ricostruzione accurata attraverso documenti, immagini e testimonianze dirette di una delle più grandi opportunità urbanistiche perdute per la nostra città, la mancata attuazione del Piano particolareggiato del Nuovo Centro ad opera di Giancarlo De Carlo, di cui Tomasetti ripercorre la parabola, dalla preparazione (1965-1970), all’adozione (1972), alla revoca (1975). In “Ripensare Rimini.
L'urbanistica riformista: il PEEP '64 e il PRG '65” nel 2007 Tomasetti aveva già indagato il PRG firmato da Giuseppe Campos Venuti che, scrive Tomasetti, nel 1965 “è stato ed è un punto di svolta, una pietra miliare da cui ripartire perché contrasta lo strapotere della rendita, individua e vincola quantità abbondanti di aree per la città di tutti (verde, servizi per i residenti e per i turisti) e disegna una razionale organizzazione del territorio.” Non può che ripartire da lì, il Sindaco Walter Ceccaroni, per “procedere all’attuazione del PRG di Campos con un occhio particolare alla qualità, anzitutto del centro cittadino, con idee, immagini e progetti che prefigurino e comunichino una città più bella da abitare e da vivere”. E per questo nel 1965 chiama Giancarlo De Carlo, “architetto e professore universitario apprezzato e rinomato sia in Italia che all’estero”, una scelta che “non può essere più indovinata perchè il carattere distintivo della sua proposta urbanistica è proprio la ricerca della qualità della città, dello spazio e del progetto urbano”. Il Consiglio comunale del 25 marzo 1966 approva l’incarico per lo studio del Piano particolareggiato, ma il contratto con De Carlo viene sottoscritto solo nel luglio 1968. “A metà del 1970, quando tutto è pronto perchè il Piano compia le prime scelte e passi concreti- spiega Tomasetti - cambia l’Amministrazione Comunale: dai risultati delle elezioni nasce una nuova maggioranza di sinistra allargata al PSI (PCI-PSIUP-PSI), l’onorevole Nicola Pagliarani succede a Walter Ceccaroni”.
Il 22 marzo 1972 il Piano, risultato di un processo che “vede coinvolti il Comune, il progettista e la cittadinanza in un pionieristico esperimento di urbanistica partecipata proposto e fortemente voluto da De Carlo” viene ufficialmente adottato in Consiglio comunale, e successivamente depositato per chi voglia presentare osservazioni e ricorsi. Sembra fatta. Ma “l’ufficio Protocollo del Comune riceve quasi 2400 osservazioni e opposizioni al Piano e alla variante al PRG”, e “dopo un anno sulla graticola il PCI e la maggioranza decidono che la exit strategy dalla guerra di logoramento in cui si sono impantanati a causa del Piano passerà attraverso una Variante generale al PRG ’65: in questo ambito il Piano De Carlo sarà rifatto (senza De Carlo) col risultato di disinnescare la bomba politica delle osservazioni” chiosa Tomasetti. Dopo un decennio di lavoro intensissimo gli interessi materiali, la debolezza culturale ed il calcolo elettorale hanno la meglio. Col Consiglio Comunale del 23 aprile 1975 cala il sipario sulla Rimini immaginata dal Piano.
Restano sulla carta una serie di proposte di radicale, innovativa semplicità: dal Minirail, il trasporto elettrico su monorotaia “simbolo e soluzione d’avanguardia di una rinnovata centralità del trasporto pubblico locale”, ai cinque “condensatori” urbani che disegnano “nuovi spazi e nuove finalità ai principali servizi pubblici”, alla ristrutturazione urbanistica dei tre borghi cittadini nel senso di una rinnovata vivibilità, ai “Nuclei per l’istruzione superiore” che avrebbero interrotto la separatezza tra scuola e città, agli “interventi nel centro storico: isola pedonale, recupero dei cortili, interventi edilizi moderni”.
Nella prefazione al libro, Stefano Pivato suggerisce che “Il fallimento del piano non deve stupire se pensiamo alle contraddizioni della Rimini di quegli anni. Anzi, sono proprio le sue contraddizioni uno dei segni più forti della sua personalità: come a dire che il tutto e il contrario di tutto stanno proprio come dati anagrafici sulla carta d’identità della nostra città”. Ma non possiamo che chiederci con lui - pur consapevole che la storia non si fa con i “se” - “che cosa sarebbe oggi Rimini se il Piano elaborato da De Carlo fosse stato adottato?” A dialogare con Fabio Tomasetti saranno Pietro Caruso, giornalista del Corriere Romagna e saggista e Manola Lazzarini.















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