Il Collettivo Inciampo all'Arboreto in scena con "La verità del fenicottero"

Dal 29 giugno al 13 luglio Collettivo Inciampo torna in residenza a L’arboreto-Teatro Dimora di Mondaino, nell’ambito della Chiamata Pubblica Di nuovo ERetici, ideata e promossa da L’arboreto - Teatro Dimora | La Corte Ospitale Centro di Residenza Emilia-Romagna e aperta ad artisti under 30, residenti o domiciliati in Emilia-Romagna. Il terzo periodo di residenza creativa (dopo la prima tappa a Mondaino e la seconda a La Corte Ospitale) è finalizzato alla ricerca e alla produzione del nuovo spettacolo PHOENICOPTERIDAE - La verità del fenicottero che vedrà anche un momento collettivo con la prova aperta di sabato 11 luglio alle 21.30 al Teatro Dimora di Mondaino, seguita da un incontro con la compagnia a cura di Francesca Giuliani (ingresso a contributo libero – prenotazione obbligatoria. Info: 3319191041, info@arboreto.org - www.arboreto.org).

«A partire dal concetto di autofinzione testeremo la drammaturgia intessuta durante i mesi che vanno da ottobre a marzo, per definire una struttura drammaturgica che indaghi l’elemento dell’inganno all’interno dell’autobiografia – spiega la compagnia riguardo al programma di lavoro della residenza, basata sul consolidamento drammaturgico –. Come sostiene Sergio Blanco, ogni persona può mettere in atto un processo di creazione che coinvolge la collettività. Lavoreremo su un’attualità documentaria profondamente ispirata alla realtà in cui viviamo, alle condizioni ambientali e lavorative in cui ci troviamo ma, al tempo stesso, provando a dare un valore aggiunto a quanto viene raccontato. Organizzeremo e daremo forma all’azione fuorviante delle parole, delle immagini e dei gesti con l’intento di mettere in atto un processo di inganno che investa il pubblico». Tutor della residenza sarà lo studioso di teatro Gerardo Guccini. La drammaturgia e la regia sono di Collettivo Inciampo (Marzio Badalí, Francesca Di Fazio, Fabiola Fidanza, Gianmarco Marabini).

Il progetto

Che cos’è un inganno? Memoria alterata, narrazione, incongruenze temporali, sostituzioni, omissioni. La prima favola che ci raccontano prima di andare a dormire narra di superamenti e lieto fine. Ma che cosa succede se, come in Armida e la realtà (da Le ombre Bianche di Ennio Flaiano) alle favole vengono sostituiti i fatti di cronaca?

Nel tentativo di riempire i vuoti con immagini e situazioni ciascuno di noi mente parlando di sé, avvicinandosi sempre di più alla rappresentazione del proprio io. Partendo da questa specie di inclinazione naturale, il meccanismo dell’autofinzione ci spinge a considerare l’inganno come un atto deliberato anche laddove la memoria è ben stabile. Talvolta l’inganno può assumere un’accezione positiva, si fa espressione di libertà, desiderio di dominio dell’uomo sul proprio destino; spesso però questo dominio travalica le frontiere del privato per arrivare al pubblico. Non si tratta più di narrarsi in una maniera diversa da quel che si è ma di plasmare la narrazione altrui nel momento in cui questa entra in contatto con le propaggini del nostro inganno. Oggi più che mai diventa difficile riconoscere il reale dal fittizio, laddove l’inganno si è evoluto ed è diventato anch’esso social: manipolazione dell’informazione, impossibilità di raccontare la realtà, creazione virtuale di se stessi.

Come ci si comporta quando la realtà pare più falsa e fantasiosa di una menzogna? O quando una bugia viene scambiata per realtà e su di essa ci si costruisce la propria immagine, la propria fama o la propria storia? E qual è la posizione del teatro, luogo precipuo dell’inganno, in questa nuova era e prospettiva? Attraverso lo studio ponderato di una vasta bibliografia e l’utilizzo sperimentale dei nuovi media e delle nuove tecnologie si tenterà di condurre lo spettatore nei meandri di un’interrogazione che lo investe in prima persona e che invita all’esercizio del dubbio prima di tutto verso se stessi.

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