Cesare Baracca al Museo della Città di Rimini

La Manica Lunga del Museo della Città ospiterà dall'1 al 30 marzo una mostra di opere pittoriche recenti di Cesare Baracca. Ha scritto Massimo Pulini:  "Si avverte quasi una rauca voce fuori campo, ma nessuno ci accompagna in questo viaggio, forse nella stanza accanto qualcuno ascolta un brano di Nick Cave o un lamento di Diamanda Galas. La casa è una nave fantasma, letti e divani sfatti, sul pavimento rotolano bottiglie vuote e il buio sabbioso è virato dai bagliori acidi di un televisore lasciato acceso. La città è dietro ai vetri, dodici piani sotto, impastata come la bocca alle quattro di notte. Si direbbe che la postazione dello sguardo si trovi in uno di quegli alberghi in cui andavano a morire gli scrittori degli anni Cinquanta, i musicisti degli anni Settanta o gli attori degli anni Novanta (a titolo di cronaca i pittori hanno smesso di morire nell'Ottocento e lungo il Novecento hanno smesso di nascere). Cambiano le sostanze stupefacenti e le materie cromatiche, la nicotina è la stessa dei romanzi di Raimond Chandler, ma sono aumentati i tatuaggi, i baristi col berretto bianco hanno lasciato il turno ai pusher e le architetture opalescenti di Edward Hopper sono sostituite da un macerato impasto di piombo che aggiorna le desolazioni cittadine sugli strati di polvere di qualche decennio in più. Ma questo viaggio di perdizione e raschiamento, tra i più feroci e crudi del nostro contemporaneo, è intrapreso dall'interno di una casa di campagna, dispersa nella bassa pianura ravennate. Un luogo teoricamente più vicino all'Arcadia di quanto non sia al gorgo metropolitano, ed è pur vero che non c'è ormai zolla del pianeta che non sia raggiunta dall'eroina, dal crollo dei subprime, dalla prostituzione o dai suicidi. In realtà anche i temi più classici sono trattati da Cesare Baracca con spietata grevità, al punto che l'aulico e il dissoluto si trovano nello stesso abisso fangoso, di un frullatore casalingo. D'altro canto diventa ruvida pure una canzoncina da San Valentino se la si fa cantare a Tom Waits. Forse anche per la pittura è una questione di corde vocali".

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