Festività pasquali, musei aperti a Rimini: un'occasione per conoscere il patrimonio artistico della città

La settimana pasquale sarà un’altra imperdibile occasione per i turisti e i cultori dell’arte e dell’archeologia per conoscere, anche nei giorni di Pasqua e Pasquetta, il patrimonio storico artistico della città di Rimini

La settimana pasquale sarà un’altra imperdibile occasione per i turisti e i cultori dell’arte e dell’archeologia per conoscere, anche nei giorni di Pasqua e Pasquetta, il patrimonio storico artistico della città di Rimini. In prima linea il Museo della Città (via L.Tonini,1 da martedì a sabato 8,30-13, 16-19, domenica e festivi 10-12,30-15-19,) e le sue collezioni permanenti: la Sezione Medievale e Moderna con le testimonianze pittoriche, dalla Scuola del Trecento riminese al celeberrimo Cristo sorretto dagli angeli di Giovanni Bellini, alle dense atmosfere di Guido Cagnacci e degli altri pittori barocchi; la Sezione archeologica, che per ampiezza e qualità dei reperti si colloca, assieme alla Domus del Chirurgo di piazza Ferrari, tra i punti di eccellenza più frequentati della regione (aperta negli stessi orari del Museo).

I visitatori durante il ponte pasquale potranno approfittare anche di altre sollecitazioni visive e culturali promosse dal Comune di Rimini. A partire da "Metafore, il Seicento", a cura di Massimo Pulini, Franco Pozzi, Claudio Ballestracci. L’intervento artistico offre al pubblico sette installazioni in dialogo con altrettante opere del percorso espositivo del Museo della Città Oggetti significanti, elementi della natura o sintetiche scenografie si mettono ‘al cospetto’ dei dipinti e delle sculture per sollecitarne una lettura interpretata e singolare; un modo diverso per offrire una stimolazione sensoriale e semantica in grado di cogliere aspetti inesplorati del ‘testo’ storico.

Sempre al Museo della città "Novità sul Laurentini" (sino al 1° aprile, Sala degli Arazzi, ingresso libero) due inediti capolavori di proprietà privata di un raro artista riminese attivo tra Cinque e Seicento, Giovanni Laurentini detto l’Arrigoni: semplicità ed eleganza delle composizioni, tagli inediti e versatilità che fanno accostare ad esempio l’opera S. Martino ad un poema cavalleresco.

Presente anche "Confine marchignolo, gente e luoghi tra Marche e Romagna", a cura di Marcello Sparaventi (sino al 1° aprile Manica lunga, ingresso libero) è una mostra fotografica, frutto del lavoro collettaneo di una sessantina di fotografi, dedicata all’indagine di un territorio di confine per catturarne l’anima e l’identità, la geografia e il paesaggio tra la costa, lungo la direttrice adriatica, e l‘entroterra, tra Metauro e Marecchia.

In città si potrà poi visitare la grande mostra alla FAR (Fabbrica arte rimini) nella centralissima piazza Cavour (Palazzo del Podestà, ingresso libero, orario 10-13, 16,30) dedicata a Paolo Ventura, artista che si è imposto all’attenzione internazionale grazie alle sue fotografie in bilico tra sogno e realtà. La mostra dal titolo Il teatro della memoria offre una visione inedita e sospesa di un passato rivissuto attraverso fantasia e dimensione onirica; si tratta di storie e narrazioni ‘trasfigurate’, raccontate con il mezzo fotografico in ‘antii-stantanee’ costruite dall’artista in ogni minimo dettaglio. Immagini simili a un teatro delle ombre, dove si aggirano personaggi solitari che popolano paesaggi cittadini nebbiosi e inquieti, sospese in un silenzio malinconico, che sottrae la realtà al divenire.

Sempre al Palazzo del Podestà (Sale civiche, ingresso libero, orario 10-13, 16,30)è in corso la mostra Oltre il senso del luogo di Federico Arcuri, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei: il tema affronta l’influenza dei social network nella contemporaneità. Alla Galleria dell’Immagine (Via Gambalunga, 27 orario 16-19) e nelle Sale Antiche della Biblioteca Gambalunga (orario 16-19, chiuso sabato e domenica) si inaugura il 29 marzo alle ore 17 la mostra di Alfredo Rapetti Mogol dal titolo Alfabeto essenziale. Grandi quadri con alfabeti dipinti, sovrapposizioni di topografie impossibili, poesie visive, Rapetti ‘scrive’ i suoi dipinti che tengono assieme immagine e pensiero, tempo e ritmo, una sorta di diario con parole dispiegate in vere e proprie partiture e in vibrazioni visive, in tracce e segni.

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