Cannabis Light, la Lega: "Bonaccini deve chiarire se approva oppure no la droga libera"

Raffaelli e Morrone intervengono dopo la richiesta in Regione di una risoluzione in materia da parte del Gruppo Mistoc

“Cannabis light sì o no? Il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini sveli i propri intendimenti, perché desta non poche perplessità il sì del Pd in Regione a una confusa risoluzione della sinistra che in estrema sintesi promuove la commercializzazione della cannabis light". A intervenire sulla questione "Cannabis light" sono i parlamentari della Lega Jacopo Morrone ed Elena Raffaelli.

I leghisti fanno riferimento alla richiesta del Gruppo Misto (Silvia Prodi) e Sinistra italiana (Igor Taruffi e Yuri Torri) in una risoluzione che prende le mosse dal contrasto giurisprudenziale che ha portato al recente pronunciamento delle Sezioni unite della Cassazione, evidenziando un vuoto legislativo nella commercializzazione della cannabis light. L’atto d’indirizzo è stato approvato col voto favorevole di Pd, Silvia Prodi (Misto), Si e M5s, mentre hanno espresso voto contrario Ln, Fdi e Fi. Il Gruppo Misto ha chiesto che la Giunta si attivi immediatamente in sede di Conferenza Stato Regioni per rafforzare azioni coerenti con l’articolo 8 della legge 242/2016 che promuove la coltivazione e la filiera agroindustriale della canapa, in particolare sollecitando la definizione della norma che definisca i massimi residui di THC negli alimenti nonché garantendo continuità e coerenza normativa alla filiera del prodotto (dalla coltivazione alla produzione alla commercializzazione), affinché non si producano contrasti giurisprudenziali il cui uso strumentale possa andare a detrimento di un comparto in rapida ascesa con forti prospettive occupazionali e ambientali.

I due politici della Lega proseguono: "Ricordiamo che il Consiglio superiore di Sanità ha prodotto nel 2018 un’articolata deliberazione dove si legge che non è da escludere la pericolosità dei prodotti ‘contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa in cui viene indicata in etichetta la presenza di cannabis o cannabis light o cannabis leggera’ e raccomanda che siano attivate misure per non consentire la libera vendita di questi prodotti nell’interesse della salute individuale e pubblica e in virtù del principio di precauzione. Appare strano che nel documento sottoscritto dai dem non si accenni a questa importante fonte, ma si faccia riferimento genericamente solo all’obiettivo di non penalizzare il comparto della canapa. Un modo surrettizio, forse, per far entrare dalla finestra ciò che la linea dura nei confronti dei ‘cannabis shop’, derivante da una recente sentenza delle Sezioni Unite penali della Cassazione, ha fatto uscire dalla porta. Il ragionamento si intreccia, infatti, con il consumo di droghe e con la strisciante assuefazione all’uso degli stupefacenti in atto nella nostra società, che ne minimizza le tragiche conseguenze. Ormai sono noti i pericoli per la salute derivanti anche da sostanze erroneamente considerate light, i cui effetti negativi sono rilevanti soprattutto se riguardano consumatori sempre più giovani. Ed è preoccupante questa convergenza del Pd con altre forze che puntano a banalizzare la questione, evitando di affrontare il problema dal punto di vista educativo, sociale e sanitario. Non vorremmo che anche Bonaccini, nella sua instancabile ricerca di consenso, appoggiasse quella sinistra residuale che ha fatto un baluardo della droga libera, del tutto incurante dei danni per la salute dei nostri ragazzi”.

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