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Culle sempre più vuote, "A Rimini azioni del Comune per aiutare i genitori"

Il vice sindaco Gloria Lisi: "Sono necessari interventi urgenti, strutturali, anche innovativi, per cercare di riempire queste culle"

‘Mai così pochi nati nella storia d’Italia’. Così oggi titola la stampa nazionale, sintetizzando in maniera brutale ma efficace i dati demografici diffusi ieri dall’Istat, che confermano che il trend avviato da anni non accenna a invertire rotta: la popolazione nel nostro Paese cala ed è più vecchia, una fotografia che certo non consente di guardare con ottimismo al futuro. Rimini non fa eccezione e conferma il dato nazionale: nel 2016 sono stati 1.142 i bambini nati nella nostra realtà, 94 in meno rispetto all’anno precedente. Una flessione che arriva dopo un triennio di sostanziale ‘tenuta’  e che segna decisamente un solco rispetto non  solo agli anni del baby boom (nel 1964 le nascite sfioravano le duemila unità), ma anche agli anni Ottanta, quando le nuove culle erano ben più numerose (1.610 nel 1984). E su questi numeri, già di per sé indicativi, influisce anche la componente straniera (i figli degli immigrati): se nel 2014  si avvicinava al 18% del totale dei nati/anno, nel 2016 la percentuale è salita al 21%.

"Commentare i dati, nazionali e locali che siano, con scientificità richiederebbe analisi approfondite sull’evoluzione della società in cui viviamo e sul peso della crisi economica nelle dinamiche demografiche - spiega il vice sindaco di Rimini, Gloria Lisi. - I segnali però delle ragioni di questa inarrestabile detanalità sono ben evidenti se si guarda alla realtà di tutti i giorni con attenzione; una realtà fatta di un’assenza di reddito stabile, di giovani che faticano ad entrare nel mondo del lavoro e che quindi si staccano con maggiore difficoltà e timori dalla famiglia di origine, di coppie che in assenza di una rete famigliare che possa garantire loro un sostegno non hanno le possibilità di sostenere il carico di un figlio, di donne e uomini costretti a fare i salti mortali per conciliare i tempi del lavoro con le necessità dei figli. Allargare la famiglia al giorno d’oggi non è più solo una prospettiva da accogliere godendosi la gioia e la felicità che questa comporta, ma – usando un approccio molto pragmatico e fuori di retorica - per molti è anche un progetto da costruire solo dopo aver messo pilastri stabili".

"Le incertezze che contradistinguono la nostra società inevitabilmente sono un freno, ben di più di qualche campagna di sensibilizzazione - aggiunge il vice sindaco. - E’ necessaria una revisione delle politiche di welfare, che siano maggiormente attente alle nuove esigenze di famiglie sempre più ‘mature’ ma spesso più fragili. Ciò avviene in numerosi altri Paesi europei, c’è da chiedersi come mai anche su questo fronte l’Italia sia indietro per quello che riguarda politiche di ‘quoziente famigliare’ o analoghe che comunque sostengano in misura crescente chi sceglie di mettere al mondo un bambino. Come Comune di Rimini stiamo provando a mettere in campo svariate azioni – dal sostegno alle famiglie numerose, supporto alla genitorialità e alla maternità, agevolazioni alle giovani coppie, family card, contributi affitto e per le utenze, diritto allo studio – iniziative che vanno oltre ai contributi o sgravi di tipo economico. Questo è quanto può fare un ente locale, nella consapevolezza e frustrazione che non basta. Sul fronte del welfare c’è tanto da fare e basta guardare anche a vicine esperienze oltre confine per accorgersi che gli spunti non mancano: noi come amministrazione crediamo fortemente in un welfare di comunità, dove non sia solo l’ente pubblico a farsene carico, ma una sinergia tra pubblico, privato e le diverse componenti della società. A livello nazionale la situazione non è diversa: sono necessari interventi urgenti, strutturali, anche innovativi, per cercare di riempire queste culle sempre più vuote”. 

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