Il "tesoretto" della Provincia vale più di 50 milioni di euro

"La Provincia di Rimini possiede partecipazioni dirette e indirette per una cifra che supera i 58 milioni di euro”. Lo spiega in una nota il presidente della Provincia, Stefano Vitali

‘Il Sole 24 Ore’ di lunedì “mette in rilievo uno dei vulnus della complessa riorganizzazione istituzionale che verte principalmente sul superamento delle Province. “A pochi mesi dalla dead line del 31 dicembre 2012, allorché Stato e Regioni dovranno provvedere al trasferimento delle funzioni conferite dalla normativa vigente alle Province, resta indeterminato il tema del riordino delle partecipate”, i soggetti cioè creati nel tempo per gestire servizi pubblici e non solo”, esordisce il presidente della Provincia, Stefano Vitali.

“Non è questione secondaria o archiviabile a mo’ di dettaglio – ha continuato -. Per quanto riguarda la Provincia di Rimini- ente che ha storicamente un’esposizione anomala (socio di riferimento in Aeradria, socio rilevante in RiminiFiera e rete dei palacongressi) rispetto a realtà territoriali analoghe- si parla di un patrimonio considerevole: il Sole 24 Ore sottolinea come ammontino rispettivamente a 390,7 milioni di euro e 1.522,1 milioni di euro, i ricavi e l’attivo delle società partecipate dall’Ente provinciale riminese. Dati che indicano più che altro la dimensione complessiva del contesto. Più interessanti i numeri della semplice componente azionaria: la Provincia di Rimini possiede partecipazioni dirette e indirette per una cifra che supera i 58 milioni di euro”.

“A tutti gli effetti è un ‘tesoretto’, voluto e creato dal nostro territorio, che- in assenza di decisioni attuative, nell’indeterminatezza attuale da parte del Governo centrale e anche alla presenza di un sistema dell’amministrazione e della finanza locale letteralmente asfissiato dai provvedimenti finanziari centrali e dunque oggettivamente impossibilitato a farsi carico di un eventuale bilanciamento societario - rischia di disperdersi in mille rivoli, magari diretti in tutt’altri lidi – ha continuato Vitali -. E’ un rischio che il tessuto politico, amministrativo, economico e sociale riminese deve assolutamente scongiurare: quel ‘tesoretto’ serve e dovrà servire allo sviluppo e all’infrastrutturazione strategica di un territorio che non può più permettersi né regali né espropri, tanto più alla luce di una pressoché totale, endemica ‘dimenticanza’ dell’area riminese da parte di qualsiasi Governo dal dopoguerra ad oggi”.

“Questo problema è stato anticipato nei giorni scorsi al tavolo bipartisan, concordando l’istituzione di un momento di approfondimento tecnico specifico che- in dialogo con il tessuto amministrativo e socioeconomico locale- possa individuare le soluzioni più efficaci  per la messa in sicurezza del patrimonio societario quale leva da utilizzare per garantire il necessario sviluppo al nostro territorio – ha aggiunto -. Tra le prime ipotesi prese in considerazione al tavolo c’è anche quella della creazione di un fondo locale, nel quale apportare le partecipazioni della Provincia di Rimini”.

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“Non di meno, però, va affrontato rapidamente un altro aspetto legato all’argomento. L’anomala esposizione dell’Ente provinciale di Rimini sul fronte delle partecipate, legata indubbiamente a una positiva fase storica, rende complessa la sua gestione finanziaria allorché pesanti divengono i tagli dei trasferimenti da parte del Governo centrale – ha proseguito il presidente della Provincia -. In tal senso le ultime notizie provenienti da Roma ‘raccontano’ di una ulteriore decurtazione di risorse per le Province che per Rimini significa 3.9 milioni di euro in meno di quanto preventivato. Le scelte che dovremo fare saranno conseguenti e difficili. In ogni caso, credo sia indispensabile privilegiare prioritariamente gli investimenti materiali e concreti sul territorio piuttosto che le operazioni meramente finanziarie, pur al servizio di uno scopo chiaramente pubblico. Dovremo discuterne insieme agli altri Enti e associazioni ma ritengo questa più di una ipotesi sulla carta, visto e considerato oltretutto l’incertezza dello scenario nazionale sul rapporto tra Province e partecipate”.

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