Oltre 2,1 milioni di euro per promuovere Rimini fino al 2021

Dal 2019 palazzo Garampi si affiderà a una Destination management company, Dmc, tramite gara con procedura di dialogo competitivo

Rimini Reservation va in pensione, o meglio "in liquidazione". Per i servizi di informazione e accoglienza turistica e per la promocommercializzazione Palazzo Garampi si affiderà infatti dal prossimo anno a una Destination management company, Dmc, tramite gara con procedura di dialogo competitivo. Con un investimento a calare fino al 2022 di 2,1 milioni di euro complessivi. A fine anno scade l'affidamento dei servizi in capo a Rimini Reservation, spiega questa mattina in commissione l'assessore al Bilancio, Gian Luca Brasini, la delibera poi approvata con 18 voti favorevoli, cinque contrari (Lega Nord), e sei astenuti, il resto dell'opposizione. E calendarizzata per la prossima seduta di Consiglio comunale. Si tratta, aggiunge l'assessore, di una società partecipata e quindi per la legge Madia "non più detenibile". La nuova legge regionale sul Turismo, prosegue Brasini, punta sulle tre Destinazioni, Romagna, Bologna ed Emilia occidentale, e appunto "a latere nascono le Dmc, soggetti privati che si occupano dell'attività commerciale". Al momento esiste solo Bologna Welcome che gestisce gli Iat; "crea le condizioni per attrarre nuovi turisti per poi vendere prodotti singoli o in pacchetto"; infine si occupa della "gestione a rete dei contenitori culturali". Quest'ultimo funzione per ora Rimini non la affida, non essendo ancora in rete o completati i suoi contenitori culturali. Il teatro Galli, inoltre, "non può che essere gestito direttamente dall'amministrazione per almeno cinque anni", anche a fini fiscali, con in ballo cinque milioni di euro di Iva. L'affidamento dura così fino al 2022 e prevede stanziamenti di 470.000 euro nel 2019, 700.000 euro nel 2020, 600.000 nel 2021 e 520.000 nel 2022, a scendere come sprone all'autofinanziamento. Circa la metà da fondi regionali. Il resto da imposta di soggiorno.

Tra i compiti della Dmc, dunque, oltre alla gestione dei cinque-sei Iat per 280.000 euro all'anno, c'è lo sviluppo di "un'attività fortemente orientata al mercato per reinvestire in attrazione territoriale e creazione di nuovi eventi". Prevista anche la clausola sociale in favore degli ex dipendenti. La Dmc, ribadisce Brasini, dovrà avere un "ruolo proattivo per creare condizioni per nuovi turismi", cogliendo le opportunità che Rimini offre, dal turismo culturale, "non ancora sviluppato", a quello sportivo, da quello enogastronomico al wellness. Rimini ha "la massa critica", 16 milioni di presenze, per una Dmc, ma "non venderà" solo la città. Insomma "due le sfide": andare alla caccia di "vari turismi" per "aumentare il valore aggiunto" più che il numero di turisti; destinare alla Dmc la commissione riconosciuta alle agenzie di prenotazione online, le ota. Ci sarà infine una "forte collaborazione tra Comune, stazione appaltante, e Dmc", che non gestirà la politica degli eventi ma ne "capterà di nuovi". E sarà anche necesario, conclude Brasini, un ruolo "proattivo" da parte delle 1.400 strutture ricettive, perchè "sono le infrastrutture che fanno politiche del turismo".

Gennaro Mauro del Movimento per la sovranità rimarca che "se gli altri Comuni della costa fanno per conto loro si rischia di fare concorrenza e di avere ricadute negative". L'auspicio, aggiunge Matteo Zoccarato della Lega Nord è che non sia "l'ennesimo carrozzone. Non credo in Destinazione Romagna, vedo più potenzialità nei progetti che gestiamo in casa". Sulla stessa lunghezza d'onda Carlo Rufo Spina di Forza Italia, "Destinazione Romagna non serve a niente", e Mario Erbetta del Gruppo misto, secondo il quale "si parte sempre dalla coda invece che dalla testa. Dobbiamo capire che turismo vogliamo". Gioenzo Renzi di Fratelli d'Italia, infine, critica gestori e proprietari di alberghi che non investono: "Dovremmo promuovere la signoria Malatesta in maniera più importante, ma l'offerta turistica è scadente sulla ricettività".
(Agenzia Dire)

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