Filippo Sacchetti dopo le elezioni in Umbria: "L'Emilia Romagna è tutta un'altra storia, vinceremo"

Il segretario provinciale del Pd: "Per farcela il 26 gennaio saranno determinanti l'orgoglio per il territorio, una visione futura e un vero leader"

"Il dato delle elezioni in Umbria non è positivo da nessun punto di vista. Ma non è neanche la fine inesorabile del centro sinistra italiano - afferma il segretario provinciale del Pd Filippo Sacchetti, commentando il risultato delle elezioni - È una reazione, persino comprensibile, che unisce uno stato d'animo generale che c'è ed è maggioritario nel nostro paese, a una reazione locale di cui andrebbe capita la portata. Ricordo che siamo andati a votare in umbria perché la presidente del Pd si è dimessa e ci sono stati alcuni atti giudiziari gravi".

"L'EmiliaRomagna, solo per questo, è tutta un'altra storia. Noi parliamo ai cittadini a testa alta, consapevoli del clima generale, ma orgogliosi del nostro lavoro a livello locale. Qui cambiare non vuol dire mandare a casa qualcuno. Qui cambiare vuol dire progettare il futuro sapendo che il mondo cambia. Significa dare nuove risposte a nuovi problemi, significa rimboccarsi le maniche e tramite il lavoro, la famiglia, la comunità reagire alle difficoltà. È nelle radici della nostra terra lo sbuzzo, l'inventiva, il genio che ci rende orgogliosi delle grandi imprese. I grandi cambiamenti derivano dai momenti più difficili. Però solo noi possiamo fare la differenza. Noi comunità che tiene assieme, che include e che partecipa ai cambiamenti della società. Rimini, città distrutta dalla guerra e rinata dalle macerie a simbolo europeo dell'ospitalità e del buon vivere, è un simbolo emblematico".

Secondo Sacchetti per "farcela" il 26 gennaio saranno determinanti tre elementi: "l'orgoglio e la passione per il territorio, per i nostri valori, per la memoria di come eravamo e di come siamo. Di quello che non c'era e che negli anni è stato costruito; una visione di società e un progetto di futuro perché restare i primi vuol dire sfidare ciò che deve ancora venire, quindi la capacità di innovazione è tutto. Anche la qualità della vita si evolve, così come la qualità dei servizi pubblici e del lavoro; una guida, un leader capace di ascoltare, conoscere e entrare in sintonia col territorio e le persone. Su questo Stefano Bonaccini in questi anni ha dimostrato di tenerci davvero. Ha girato in lungo e in largo, conosciuto eccellenze diffuse e criticità. Non è manichino di nessuno e non ha bisogno del capo che gli faccia la campagna elettorale. Come invece succederà per Salvini, che candida una signora decisamente sconosciuta. Ricordiamoci che il giorno dopo le elezioni resta la candidata, no Salvini. Piantati questi tre paletti sono certo che la coalizione, il fronte ampio che si oppone al degrado morale che vuole farci credere di essere sbagliati e che sia tutto da buttare, si potrà formare attorno a un programma radicale di proposte forti per la sanità, le infrastrutture, il contrasto alla burocrazia. Noi siamo diversi e su questo ci misureremo. I cittadini non sono numeri, sono vite, storie, esperienze, ognuna unica in mezzo alla comunità. Se saremo capaci di rompere il nesso facile della propaganda leghista del 'adesso tocca a voi', e parleremo di fatti, Noi queste elezioni le vinciamo".
 

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