Gnassi al contrattacco contro Biagini: "Non è che si voleva far saltare il banco per la propria candidatura?"

Il sindaco risponde all'ex assessore in merito alla mancata candidature nel Pd alle elezioni del 2016: "Sono illazioni facilmente confutabili"

Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi non perde tempo e risponde alle parole dell'avvocato ed ex assessore Roberto Biagini, tornando a contestare la versione di Biagini riguardo alla mancata candidatura nel Pd alle elezione del 2016.
Uno dei punti toccati giovedì mattina dall'ex assessore in un incontro con la stampa, convocato dallo stesso, dove ha toccato temi "caldi", dal tecnopolo alla vicenda Aquarena.

L'intervento di Gnassi

"Solo una riflessione circa le illazioni di Roberto Biagini, facilmente confutabili dando una scorsa alle rassegne stampa di inizio 2016. Come tutti sanno la sua candidatura nella lista del Partito democratico per il Consiglio comunale fu messa da parte perché allora si fissò un criterio generale e cioè nessuno degli assessori uscenti si sarebbe candidato con il PD. Anzi, il Partito Democratico stesso per promuovere il ricambio generazionale sostenne anche il criterio del ‘No’ al terzo mandato. Furono coinvolti in questo processo anche i consiglieri Pironi, Gallo, Allegrini. Come comprensibile ci furono tensioni che videro anche fuoriuscite dal PD e approdi in altre liste, ma rimasero nell’ambito della dialettica, seppur forte, politica. Ai vertici del PD di allora si pose il tema di tenere fermi questi criteri, altrimenti sarebbe saltato ogni disegno politico di rinnovamento, ricambio generazionale e apertura alla società civile, liste comprese. Io stesso tra l'altro per il lavoro da fare e i principi politici da osservare, proposi a Biagini e uscii pubblicamente per la sua conferma nella nuova Giunta, dato che la Giunta stessa spetta al sindaco e non è sottoposta ai criteri dei partiti. Già questo basterebbe per, politicamente, confutare alla radice la ‘narrazione’ che Biagini ha proposto di sé in questi anni; quella di una persona esclusa dalla lista per il PD per una segnalazione fatta. Di questo peraltro né la Giunta né il sindaco né il responsabile comunale del piano anti corruzione ne erano a conoscenza perché nessuno ebbe segnalazioni o elementi di alcunché. E d’altra parte per dovere civico e dovere d’ufficio , come hanno fatto e continuano a fare sindaco, vice sindaco, giunta, dirigenti, direttore generale, organo anti corruzione, vige una sola regola: ‘se c’è qualsiasi cosa, vai in Procura’. Detto ciò, alla proposta di essere confermato in Giunta, ricevetti come risposta polemiche unilaterali e relative insinuazioni a mezzo stampa  legate a inchieste e esposto.

Su un punto sono d’accordo con Biagini. Sul fatto cioè che si debba assolutamente evitare qualsivoglia comportamento omertoso o poco trasparente di fronte a qualunque fatto o persona. Vale per il sindaco, per gli assessori, il direttore, generale, i dirigenti e qualsiasi dipendente comunale. Ma sono altrettanto convinto nell’affermare che tutti, nessuno escluso, dovremmo evitare il sospetto, anche il più vago, di utilizzare fatti al vaglio della Magistratura per scopi altri e personali. E  ripercorrendo la vicenda candidature  2016, che coinvolse partiti, coalizione, centinaia di persone e potenziali candidature, resta il sospetto che prima delle indagini e di eventuali giudizi della Magistratura, si volesse semplicemente far saltare il banco. Per la propria candidatura?

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