Salvini contestato al Giro d'Italia: è "mistero" sullo striscione scomparso

Come è successo nei giorni scorsi in diverse città d'Italia - dopo il caso diventato nazionale dello striscione esposto a Brembate - anche nella cittadina balneare è spuntato uno striscione anti Salvini

Anche sul lungomare di Riccione spunta uno striscione contro Salvini. Come è successo nei giorni scorsi in diverse città d'Italia - dopo il caso diventato nazionale dello striscione esposto a Brembate con la scritta "Non sei il benvenuto" in concomitanza con una iniziativa elettorale di Salvini nella cittadina, fatto rimuovere su ordine della questura bergamasca utilizzando un'autoscala dei Vigili del fuoco - anche nella cittadina balneare venerdì sera, sul balcone di un appartamento di viale D'Annunzio all'altezza di piazzale Azzarita, è apparso uno striscione nero con logo tricolore e la scritta "Salvini, basta prenderci in giro". Il chiaro riferimento, visto anche il font con cui è stata scritta la parola 'Giro', è al Giro d'Italia che domenica fa tappa proprio a Riccione. Lo striscione, però, è durato poco, giusto il tempo di una foto. E sul caso dello striscione "scomparso" si apre un mistero, sul quale sta indagando attualmente la Digos.

La Lega: "Strategia di propaganda elettorale"

"Gli striscioni con insulti o frasi/bufala sono un’altra strategia di propaganda elettorale di chi non sa più a che santo votarsi pur di alzare una canea ignobile contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini". Lo affermano i parlamentari Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, ed Elena Raffaelli, assessore comunale a Riccione, insieme a Bruno Galli, segretario della Lega di Rimini. “I motivi di tanta violenza e di tante falsità urlate contro il leader della Lega sono chiari. Salvini, come ministro, sta realizzando con successo quanto promesso e sta scoperchiando il ‘vaso di Pandora’ di quanto non hanno fatto o hanno fatto male intere classi politiche in Italia e in Europa, aumentando i problemi per la gente e mettendo in ginocchio il paese. L’attuale Governo e in particolare la componente della Lega stanno realizzando ciò che nessun esecutivo del passato ha fatto e stanno riportando interesse, attenzione, dignità e consapevolezza fra le persone. Di qui il clima di guerra civile, le rozze e grottesche accuse di ‘fascismo’, le censure, la disinformazione sollevati da chi, in Italia e in Europa, non può permettere questo cambiamento. Sta di fatto che sono estremamente chiare sigle e forze politiche che stanno tentando in tutti i modi di avvelenare e turbare l’attuale periodo elettorale. In ogni caso, a Riccione Salvini è e sarà sempre un ospite graditissimo, così come qualunque altro esponente del Governo o della politica in genere".

Striscioni contro Salvini: cosa dice la legge

Ma che cosa rischia chi espone uno striscione di critica in occasione di un comizio? A proposito del reato di "turbativa elettorale" l'articolo 100 del Dpr 361 del 30 marzo 1957 prevede che "Chiunque, con minacce o con atti di violenza, turba il regolare svolgimento delle adunanze elettorali, impedisce il libero esercizio del diritto di voto o in qualunque modo altera il risultato della votazione, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000". L'articolo 21 della Costituzione invece recita "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".

Di recente, intervistato dal Corriere della Sera, il capo della polizia Gabrielli ha ricordato però che per i comizi elettorali c'è "una norma posta a garanzia del loro svolgimento senza provocazioni di sorta". Secondo Gabrielli "ci sono decine di precedenti a tutela di esponenti politici di tutti i governi del passato, in cui sono stati tolti striscioni o simboli che potevano provocare turbative durante le manifestazioni di partito". Probabilmente Gabrielli si riferiva ad una norma contenuta nel D.L. 10 marzo 1946, secondo cui "chiunque con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione di propaganda elettorale, sia pubblica che privata, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da lire 3000 a lire 15.000. Se l'impedimento proviene da un pubblico ufficiale, la pena è della reclusione da due a cinque anni".

La polizia può rimuovere gli striscioni contro Salvini?

La legge del 1946 consentirebbe dunque alla polizia di rimuovere striscioni "provocatori" se nelle vicinanze di una "riunione di propaganda elettorale". In realtà la questione è più complessa perché c’è da tenere conto anche del principio sancito dalla Costituzione che almeno in linea teorica dovrebbe prevalere sulla legge ordinaria. Nel 2011 la Corte Costituzionale si è espressa in merito spiegando che il diritto di critica - di norma - può essere esercitato con espressioni di qualsiasi tipo "purché siano strumentalmente collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato" e che dunque la manifestazione del dissenso non può essere vietata purché non sia offensiva.  La sentenza della Corte però non contemplava casi particolari come quelli di un comizio. La questione dunque resta aperta, ma si tratta di materia da giuristi. 

Fatto sta che in molti hanno ravvisato un certo eccesso di zelo nell’applicazione delle leggi esistenti, interpretate in modo molto restrittivo. La protesta degli striscioni (o dei lenzuoli) ha così preso il largo. Dopo il caso degli striscioni rimossi a Salerno e Brembate, sui social è stato lanciato l’hastag "#salvinitoglianchequesti". Decine e decine gli striscioni appesi su balconi e finestre per rivendicare la libera manifestazione del dissenso, tra cui quello apparso a Riccione.

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