"Troppe infezioni nei pazienti ricoverati in ospedale", la Lega lancia l'allarme

A Rimini registrati 23 casi su 611 ispezionati, fanalino di conda in Regione è la provincia di Ravenna

Se non è un allarme poco ci manca. Negli ospedali in Romagna ci si ammala. Secondo i dati forniti alla Lega dalla direzione generale dell'Ausl e relativi al 2016, "su un campione di 1.825 pazienti ricoverati in 148 reparti, 133 sono stati ritrovati affetti da almeno un'infezione correlata all'assistenza (Ica), il 7,3%". Spicca in negativo Ravenna con "62 degenti, l'11% rispetto al valore totale". E come rimarca il consigliere regionale, Massimiliano Pompignoli, "moltissimi casi sfuggono". Sono infatti stati sorvegliati 1.825 pazienti su 2.290. Dunque, argomenta il leghista, "465 degenti non hanno acconsentito a essere ispezionati". Le infezioni più frequenti sono quelle respiratorie, 1,8% dei pazienti studiati, seguite dalle infezioni del sito chirurgico, 1,4%, quelle urinarie, 1,2%, le batteriemie, 1,1%, per chiudere con le infezioni gastrointestinali, 0,7.

Appunto "la situazione è particolarmente grave a Ravenna", dove dei 547 pazienti sorvegliati sugli 855 totali, 62, cioè l'11%, sono stati ritrovati affetti da almeno un'infezione correlata all'assistenza. "Un dato gravissimo" rispetto a una media regionale dell'8%. A Cesena su 377 pazienti sorvegliati, gli stessi effettivamente presenti nei reparti, 31, l'8,2%. Fanno meglio Forlì con il 6,2%, 16 pazienti con Ica su 259, e soprattutto

 Se non e' un allarme poco ci manca. Negli ospedali in Romagna ci si ammala. Secondo i dati forniti alla Lega dalla direzione generale dell'Ausl e relativi al 2016, "su un campione di 1.825 pazienti ricoverati in 148 reparti, 133 sono stati ritrovati affetti da almeno un'infezione correlata all'assistenza (Ica), il 7,3%". Spicca in negativo Ravenna con "62 degenti, l'11% rispetto al valore totale". E come rimarca il consigliere regionale, Massimiliano Pompignoli, "moltissimi casi sfuggono". Sono infatti stati sorvegliati 1.825 pazienti su 2.290. Dunque, argomenta il leghista, "465 degenti non hanno acconsentito a essere ispezionati". Le infezioni piu' frequenti sono quelle respiratorie, 1,8% dei pazienti studiati, seguite dalle infezioni del sito chirurgico, 1,4%, quelle urinarie, 1,2%, le batteriemie, 1,1%, per chiudere con le infezioni gastrointestinali, 0,7. Appunto "la situazione e' particolarmente grave a Ravenna", dove dei 547 pazienti sorvegliati sugli 855 totali, 62, cioe' l'11%, sono stati ritrovati affetti da almeno un'infezione correlata all'assistenza. "Un dato gravissimo" rispetto a una media regionale dell'8%. A Cesena su 377 pazienti sorvegliati, gli stessi effettivamente presenti nei reparti, 31, l'8,2%. Fanno meglio Forli' con il 6,2%, 16 pazienti con Ica su 259, e soprattutto Rimini, 3,8%, vale a dire 23 pazienti con Ica sui 611 ispezionati. Pompignoli suona dunque "un pericoloso campanello d'allarme. Siamo di fronte a un mare magnum di dati che neppure l'assessorato alla sanità sembra poter gestire con efficacia e che, cosa ancor più grave, non consente di elaborare un'adeguata strategia difensiva".

Le infezioni correlate all'assistenza, conclude il leghista, richiederebbero "interventi specifici basati su dati correnti e puntuali e non su indagini quinquennali". Tuttavia la giunta Bonaccini "non sta facendo nulla per correre ai riparti. Le infezioni ospedaliere, se sottovalutate e non diagnosticate per tempo, possono diventare mortali". Anche perche' rispetto al 2012 "si riscontra un incremento di tutte le Ica, a livello regionale" del 16%. Quelle batteriemie addirittura del 54% mentre l'unico decremento è stato registrato dalle infezioni urinarie, del 27%.

In una nota stampa, diffusa nel tardo pomeriggio di martedì, l'Ausl Romagna replica alla Lega chiarendo che "il fenomeno è sotto controllo e soggetto ad un trend di calo rispetto al 2016. Il dato medio regionale dell’8% è in linea con quello nazionale e la Romagna ha una media di ICA inferiore al dato italiano: 7%. Nonostante ciò è forte e continuo l’impegno a migliorare la situazione. Tant’è vero che i risultati dettagliati di questo studio sono stati oggetto di una serie di incontri in AUSL Romagna, organizzati insieme all'Agenzia Regionale nell'Aprile 2017, con larga partecipazione degli operatori sanitari. A conferma di quanto sopra, già nell'ottobre 2014 era stata istituita, in Ausl Romagna, una Struttura di Programma   per la gestione del rischio infettivo e uso responsabile degli antibiotici al fine di avviare, coordinare, implementare e verificare le attività relative alla prevenzione e alla gestione delle infezioni correlate all’assistenza  nonché all’uso responsabile degli antibiotici. Secondo il rapporto 2017 della Regione sugli indicatori per valutare le Aziende sanitarie relativamente ai programmi di gestione del rischio infettivo, l’AUSL della Romagna riporta il punteggio più alto in Regione sulla valutazione della organizzazione per contrastare il fenomeno".

"Per quanto attiene a Ravenna - prosegue l'azienda - grazie al supporto della Agenzia regionale, si sono avviati programmi specifici atti a contenere il fenomeno, anche attraverso l'assunzione e la formazione di personale qualificato sia medico specialista in malattie infettive, sia infermieristico addetto al controllo delle infezioni. Lavoro che ha portato ad una fortissima riduzione delle infezioni (circa il 50 per cento, come riportato anche ieri), come sarà certificato nella prossima rilevazione. Per fare un solo esempio, le infezioni da Klebsiella resistente ai carbapenemi sono passate da 56 infezioni nel 2017 a 20 del 2018. Infine, ci chiediamo se il detrattore di turno con una modalità così superficiale, abbia effettivamente a cuore il problema, o se anche questa non sia l’ennesima strumentalizzazione, nel vano tentativo di screditare il buon livello delle cure che vengono assicurate in questo territorio".

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