Valmarecchia "romagnola" nelle Marche, la Lega: "Si faccia chiarezza"

Potrebbe presto avviarsi a soluzione il caso della porzione di Valmarecchia rimasta di fatto sotto la competenza marchigiana, anche dopo il passaggio in Emilia Romagna

Potrebbe presto avviarsi a soluzione il caso della porzione di Valmarecchia rimasta di fatto sotto la competenza marchigiana, anche dopo il passaggio in Emilia Romagna. La situazione del territorio-cerniera tra le due regioni è da tempo all'attenzione dalla Lega Nord in Regione e nel Comune di Pennabilli. Nei giorni scorsi sindaci e vertici del parco “Simone e Simoncello” - l’area rimasta di completo appannaggio di Ancona, ma fino ad oggi sovvenzionata anche dall’Emilia Romagna, per circa 500mila euro - avrebbero programmato consultazioni per studiare un’equa governance territoriale.

Il 12 marzo i consiglieri del Carroccio Mauro Manfredini, Manes Bernardini, Stefano Cavalli e Roberto Corradi avevano presentato un ordine del giorno in Assemblea legislativa, poi bocciato dall’aula, per fare chiarezza sulla gestione. L’anno scorso il consiglio del Comune di Pennabilli – sollecitato dai consiglieri leghisti Gianluca Pini, Mauro Giannini e Alessandro Galli – aveva invocato l’intervento della Regione Emilia Romagna per sanare il problema di “quel pezzo di territorio diventato terra di nessuno”.  

Ora la Lega torna in pressing su viale Aldo Moro. E’ di oggi un’interrogazione alla giunta per sollecitare "le dovute risposte alle richieste avanzate dal municipio di Pennabilli", una rappresentanza romagnola nel consiglio del parco e per chiedere se la Regione intenda “continuare a stanziare fondi per una competenza regalata ai colleghi delle Marche”.

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“Se parco dev’essere, che almeno la governance sia ripartita per aree di competenza – chiedono i consiglieri –. Altrimenti sarebbe preferibile eliminare i vincoli del parco. Chiediamo alla giunta di fare chiarezza e di riprendere in mano le redini di una porzione importante del territorio valligiano che da oltre tre anni appartiene a tutti gli effetti all’Emilia Romagna, come sancito, a stragrande maggioranza, dal referendum del 2006”.  

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