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Mani massacrate a martellate per imporre la legge del nuovo clan | IL VIDEO

 

Dall'Alleanza di Secondigliano alla formazione di un "gruppo autonomo" nel riminese. Ciro Contini, napoletano di 31 anni - nipote del boss Eduardo Contini, detto 'o Romano, considerato il vertice del clan di Secondigliano - a Napoli era "indesiderato" e considerato un cane sciolto e per questo aveva spostato la sua influenza nell'area romagnola dove aveva fondato un clan autonomo ed indipendente dal gruppo napoletano di riferimento. Venerdì per Contini, già detenuto al carcere di Prato, ed altre nove persone sono scattate le manette, all'esito di un'indagine coordinata dalla Dda di Bologna. Oltre 150 militari hanno partecipato al blitz che ha portato all'arresto di Antonio Acampa, 40 anni napoletano e residente a Novafeltria (Rimini) detto 'o chiattone, cognato di Ciro Contini; Armando Savorra, 62 anni di Napoli e residente a Rimini; Cosimo Nicolì, 42 anni di Napoli residente a Rimini; Fabio Riveccio, 28 anni di Napoli; Pasquale Palumbo, 42 anni di Napoli; Francesco Capasso, 26 anni di Aversa; Massimiliano Romaniello, 45 anni di Napoli residente a Rimini; Antonino Di Dato, 43 anni di Cercola residente a Rimini; Giuseppe Rispoli, 41 anni di Policoro residente a Rimini. Le accuse sono a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, rapine, lesioni personali, intestazione fittizia di beni oltre a reati in materia di armi. Dalle indagini è emerso come il "gruppo Contini" si sarebbe sostituito, anche con azioni particolarmente violente con minacce armate e sequestri di persona, al gruppo criminale già presente sul territorio (composto da Romaniello, Di Dato e Rispoli) imponendo alle vittime di pregresse attività estorsive la propria protezione.

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