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Domenica, 21 Aprile 2024
Animali

Pet therapy: gli animali come compagni di guarigione

Cani, gatti, ma anche criceti, conigli, asini, capre, mucche, cavalli, delfini e persino pesci rossi possono dare un prezioso contributo affettivo alla cura di molte malattie, tra cui il cancro.

Già nell'antichità si era osservato il valore “curativo” degli animali: a essi si attribuivano addirittura poteri soprannaturali e fu proprio il padre della medicina, Ippocrate, a consigliare come rimedio all'insonnia e allo stress quella che oggi chiamiamo ippoterapia. Da quando i medici hanno dato maggiore attenzione agli aspetti psicologici delle malattie come il cancro e i disturbi cronici, anche la cura in presenza di animali da compagnia è tornata in auge.

La pet therapy (dall'inglese pet, ovvero animale da compagnia) fu proposta per la prima volta nel 1961 dal neuropsichiatra infantile Boris Levinson, che aveva scoperto casualmente l'effetto benefico del suo cane su un bambino malato di autismo. È grazie a questa intuizione che oggi alcuni animali possono vantare il titolo di “coterapeuta”, affiancando il medico nel percorso di cura, interagendo con il paziente e facilitando la comunicazione.

Il vantaggio di una pet therapy è l’empatia e l’interazione che si crea tra l’animale e la persona sofferente. Questo speciale legame, quasi di simbiosi, tra chi dà gratuitamente (l’animale) e chi riceve (il paziente) rende la pet-therapy particolarmente utile in caso di patologie di natura psico-emotiva che colpiscono sia i bambini sia gli anziani, nel trattamento di malati di Alzheimer, tossicodipendenti, disabili fisici e psichici. In tutti questi casi, il contatto con un animale può essere di grande aiuto per soddisfare un bisogno di affetto e sicurezza, quale stimolo per superare le difficoltà ad instaurare relazioni interpersonali e/o a recuperare la padronanza di alcune abilità andate perdute.

Esistono due tipologie di attività e terapie assistite con animali:

  • Animal-Assisted Activities (AAA), ossia attività realizzate con l’ausilio degli animali che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di alcune categorie di pazienti (anziani, ciechi, malati terminali)
  • Animal-Assisted Therapies (AAT), delle vere e proprie terapie che rispondono a protocolli e scopi precisi. A queste si può poi aggiungere anche l’Educazione Assistita dagli Animali (EAA) i cui destinatari privilegiati sono i bambini nelle scuole che vengono stimolati ad interagire con l’ambiente. Il risultato è un netto miglioramento del rendimento scolastico e dei rapporti sociali, con una significativa riduzione dei casi di bullismo, di devianza e di abbandono scolastico.

Le basi scientifiche

Il Ministero della salute ha riconosciuto la validità scientifica delle terapie con animali nel 2003, ma già dal 1997 ha iniziato a sostenere diverse sperimentazioni rivolte a persone con disturbi cognitivi, comportamentali e psicologici.
Nel 2007 l’Istituto superiore di sanità (ISS) ha effettuato una ricognizione delle attività di pet therapy a livello nazionale e ha emesso linee guida per una pratica corretta che tenga in considerazioni anche gli aspetti etici dell’utilizzo degli animali a fini terapeutici e di assistenza. Tali linee guida sono state sviluppate considerando sia l’interesse del paziente, sia il benessere degli animali impiegati.
Nel 2009 il Ministero della Salute ha istituito un Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali (pet therapy) presso l'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Questo Centro ha il compito di stilare le linee guida nazionali per gli interventi assistiti dagli animali, di studiare nuovi campi di applicazione e di formare gli operatori.

I risultati di molti studi indicano che la pet therapy è efficace soprattutto per anziani, bambini autistici o con handicap motorio e in generale per disabili fisici e psichici, ma non solo: anche pazienti con trauma spinale, ictus cerebrale, Alzheimer ed epilessia beneficiano di questo tipo di terapia.

In ambito oncologico c’è stato un aumento degli ospedali italiani che sperimentalmente ammettono gli animali come integrazione delle normali cure. Il principale obiettivo è alleviare la sofferenza fisica e psicologica dei pazienti per consentire loro di affrontare al meglio sia il ricovero sia le terapie. La relazione tra il paziente e l'animale mira a restituire al malato autostima, sicurezza, capacità relazionale e in molti casi permette di riacquisire abilità psicologiche e motorie perse a causa della sofferenza.

Un analgesico a quattro zampe

Non solo gli animali fanno bene all’umore, ma riducono anche la percezione del dolore. Alcuni ricercatori dell'Ospedale Pediatrico "Meyer" di Firenze, lo hanno dimostrato confrontando la sofferenza di un bambino per un prelievo di sangue in presenza o in assenza del proprio cane. Generalmente in occasione di eventi che provocano ansia, la concentrazione del cortisolo nel sangue aumenta (il cortisolo è un ormone associato al livello di stress). La concentrazione di cortisolo in alcuni bambini durante un prelievo di sangue è risultata inferiore quando era presente il loro cane. Questo ha indicato che i bimbi erano verosimilmente meno stressati, e di conseguenza hanno sofferto meno, grazie alla presenza dei cani.

Il Meyer ha anche svolto uno studio osservazionale con 28 bambini fra i quattro e i dodici anni, per valutare con maggiore precisione lo stato di benessere in presenza degli animali. Dopo aver giocato con il cane i bambini si descrivono felici; viceversa, nei giorni in cui i cani non ci sono, il loro umore è maggiormente depresso.
Questi dati sono un'ulteriore conferma del valore delle attività con animali, come si nota anche dai disegni fatti dai bambini.

I cani sono tutti scrupolosamente controllati dal veterinario dal punto di vista igienico-sanitario e sono muniti di certificato rilasciato dal responsabile veterinario della ASL che autorizza al loro impiego a fini terapeutici. I cani circolano liberamente per il reparto in presenza di due operatori cinofili e uno psicoterapeuta, ed entrano spontaneamente in contatto con il paziente (per esempio portano un peluche, danno la zampa, mostrano la pancia). Con il consenso del malato durante la chemioterapia possono salire sul letto (viene messa una traversa sterile). Il paziente può accarezzare il cane (che è addestrato a non toccare i tubi), rilassarsi e parlare con gli operatori.

Risultato? I pazienti che partecipano a forme di pet therapy rispondono meglio alle cure (per esempio, manifestano meno effetti collaterali alla chemioterapia) e accettano più di buon grado le sedute, spesso fonte di ansia e paura.

L'ippoterapia 

Anche l’ippoterapia dà ottimi risultati, poiché il cavallo contribuisce alla terapia tramite le emozioni che è in grado di suscitare e attraverso l'andatura, non fa soltanto da psicoterapeuta ma è anche strumento per il recupero o lo sviluppo dell’equilibrio e della muscolatura, a vantaggio del trattamento di patologie neurologiche specie nel bambino.

La partecipazione attiva del cavaliere, inoltre, permette di instaurare con l'animale un legame fisico molto forte, anche perché i cavalli sono montati senza sella, solo con una copertina e un fascione. In questo modo si acuisce la percezione da parte del cavaliere, che acquisisce maggiore sicurezza.

Nei bambini malati di cancro sembrano migliorare anche la coordinazione e l’umore; il contatto con il cavallo pare che aumenti le difese immunitarie e agevoli la produzione di endorfine.

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