Professione rapinatori, da Catania per assaltare le banche

E' scattata un' ulteriore ordinanza di custodia cautelare per due malviventi già detenuti ma accusati ora anche di una rapina commessa il 22 novembre 2011. L'atto criminoso, che fruttò ben 32mila euro ai rapinatori, non aveva ancora un volto

Sono già in carcere, ma gli scheletri nell'armadio di due malviventi detenuti nella casa circondariale di Forlì continuano a saltar fuori. E', infatti scattata, martedì scorso, un' ulteriore ordinanza di custodia cautelare per Giovanni Marletta, classe 1981 e Cristian Salamone, del 1990 entrambi di Catania, per una rapina commessa il 22 novembre 2011 di cui ancora non erano stati rintracciati i responsabili e che gli fruttò ben 32mila euro.

Il reato in questione riguardava un assalto ai danni della banca CARIM di Rimini, filiale di via Marecchiese. Le immagini video-registrate non hanno lasciato alcun dubbio e il materiale, raccolto meticolosamente dai militari operanti, è stato trasmesso all’A.G. che ha richiesto una perizia antropometrica. L’esito ha confermato il riconoscimento con “ compatibilità certa” in Marletta e Salamone. I due sono già detenuti nel carcere di Forlì in seguito all'arresto il flagranza di reato, avvenuto il 24 gennaio 2012, per una rapina a Villalta di Cesenatico che ne seguiva un'altra, avvenuta il giorno prima ai danni dell’istituto di credito Monte dei Paschi di Siena di via Parmense.

In quel caso l'assalto portò nelle tasche dei malviventi un bottino di circa 8.600 euro. Durante quella rapina il primo uomo entrò a volto scoperto, scavalcò il bancone e intimò ai cassieri di vuotare le casse. Nel contempo ordinò di sbloccare la bussola per fare entrare
il complice travisato ma il cilindro di vetro rimase bloccato, parzialmente aperto. Così l'uomo infilò le mani scoperte e forzò l’entrata per entrare in banca. Minacciando tutti i cassieri con un cutter, cercarono a quel punto di farsi aprire altri sportelli ma essendo chiusi a tempo, i due decisero di abbandonare in fretta l’ufficio bancario. Durante i rilievi tecnici vennero evidenziate e asportate alcune impronte utili dalla bussola di entrata e visionate le immagini registrate.

L’attività investigativa per la rapina alla Monte dei Paschi e a Villalta di Cesenatico è stata sviluppata in questo lasso di tempo dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Rimini in collaborazione alla Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale. L'imputazione ai due soggetti della rapina all'Istituto di credito di via Parmense è avvenuta quindi dall’incrocio degli elementi raccolti dai Carabinieri del N.O.R. di Rimini e quelli della Compagnia di Cesenatico che li arrestarono a Villalta: Marletta è stato riconosciuto mediante le estrapolazioni video per colui che per primo a volto scoperto entrò nella banca a Rimini il 23 gennaio mentre Salamone è stato identificato, come il secondo complice travisato che forzò la bussola di entrata, mediante i riscontri dattiloscopici trasmessi dal R.I.S. di Parma. A questo punto le indagini sono state dilatate tornando indietro nel tempo e analizzando eventi criminosi dello stesso tenore e con simile modus operandi arrivando ad analizzare la rapina del novembre scorso.

Alla luce di quanto emerso e in considerazione della commissione ravvicinata degli eventi delittuosi e del pendolarismo che di fatto avrebbe reso difficile la loro identificazione (se non vi fosse stato l’arresto in flagranza dei CC di Cesenatico), il G.I.P. del Tribunale di Rimini ha deciso di emettere questa ordinanza di custodia cautelare. E' un brillante esempio di circolarità info-investigativa e di perseveranza nello sviluppo dei rilievi tecnici tra i reparti dell’Arma territoriale di Rimini e Cesenatico.

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