Dalla vendita del bestiame alle osterie: la Fiera di San Martino si mette in mostra

Un'esposizione fotografica racconta la storica manifestazione che ogni anno colora le vie di Santarcangelo

La compravendita del bestiame, le caldarroste, le osterie di Sangiovese, le giostre, i polli allo spiedo e le tradizionali corna: i momenti più interessanti e caratteristici della Fiera di San Martino sono raccolti nella mostra fotografica allestita nella sala d’attesa dello Sportello al Cittadino del comune di Santarcangelo proprio in occasione della tradizionale manifestazione autunnale. Al piano terra-lato scala A del palazzo municipale i Musei comunali hanno infatti allestito un percorso storico sulla Fiera, a partire dai fondi fotografici Umberto Macrelli e del Comune di Santarcangelo che racconta – dagli anni ’20 fino agli anni ’80 – tradizioni, esperienze e usanze di una manifestazione che fin dagli albori ha assunto la caratteristica di luogo di scambio commerciale e culturale, punto di incontro fra mondi diversi. Quello appenninico da cui, lungo la Valle del Marecchia, arrivavano i prodotti tipici della montagna: prodotti del bosco, carbone, legna, formaggio. Quello marinaro di un ampio arco costiero marchigiano, romagnolo e veneto. Quello contadino di tutta la pianura romagnola. L’intersecarsi di simili dimensioni culturali ha creato l’anima e la sostanza dell’incontro e ha costituito nel tempo l’elemento basilare della “longevità” della Fiera. Una narrazione a tutto tondo della manifestazione, insomma, che riguarderà anche le differenti teorie sull’origine del celeberrimo soprannome “Fira di Bècch”, quella raccontata dalla mostra fotografica allestita – con pannelli e una serie di immagini proiettate sul monitor di sala – presso lo Sportello al cittadino e visitabile negli orari di apertura dell’ufficio (da lunedì al sabato, dalle 8 alle 13).

Il Capodanno di campagna

La Fiera di San Martino La Fiera di San Martino, luogo di incontro, di interesse ed esperienze culturali, si è sempre delineata come vera e propria espressione della centralità territoriale e culturale del paese che la ospita: Santarcangelo di Romagna. La fiera assumeva la caratteristica di luogo di scambio culturale e commerciale di mondi diversi: quello appenninico da cui, lungo la Valle del Marecchia scendevano, con le genti, i prodotti tipici della montagna: prodotti del bosco, carbone, legna, formaggio; quello marinaro di un ampio arco costiero marchigiano-romagnolo-veneto; quello contadino di tutta la pianura romagnola. L’intersecarsi di simili dimensioni culturali ha creato l’anima e la sostanza dell’incontro e ha costituito nel tempo l’elemento basilare della “longevità” della Fiera. Se ogni baldoria si chiude con soddisfatti e delusi la Fiera di San Martino eleva a suo stendardo la ben nutrita schiera di chi, fra i molti, non ha da vantare la fedeltà della consorte: la Fira di Bècch. Molte sono le congetture e le teorie che mirano ad una interpretazione storica e culturale del nuovo appellativo, ma tre possono essere assunte come le più probabili: la prima parte da una considerazione di Umberto Foschi apparsa sulla rivista “In Rumagna” per cui “durante tali feste (autunnali) gli uomini vestivano pelli di caprone, di becco cioè.

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E poiché il diavolo era spesso raffigurato in un caprone, e la strega era uso accoppiarsi durante i sabba col diavolo-caprone, si finì col considerare strega ogni donna che tradiva il marito, mentre l’uomo tradito dalla moglie fu assimilato al diavolo-caprone, cioè al becco”. Il collegamento con le occasioni della baldoria della fiera dell’11 novembre è immediato e le conseguenze “dirette”. Una opinione successiva a quella di ordine magico-mitica si presenta nella concretezza del lavoro contadino e del termine dei contratti agricoli di mezzadria che nei giorni di San Martino vedevano la loro conclusione (a faz San Martoin – cambio casa). C’è chi ha ravvisato in tali eventi l’occasione nella quale, essendo necessario stimolare una maggiore bonarietà da parte di chi deteneva la proprietà della terra e della casa, molti si vedevano costretti a “chiudere un occhio” sulla esclusività del proprio rapporto matrimoniale. Terza ed ultima “teoria”, ben più concreta e comune, ma per questo forse più reale, si rifà al carattere di baldoria di quel giorno di raduno in cui l’arrivo di tanti “stranieri” e di tante “meraviglie” spingeva alcune donne ad allentare i “freni inibitori” concedendo una tantum i propri favori quasi per far “più bella la festa”. Dal fondo fotografico Umberto Macrelli e dal fondo fotografico del Comune di Santarcangelo, un percorso storico sulla Fiera di San Martino del secolo scorso, raffiguranti i momenti più interessanti e particolari di questo evento cittadino (i fondi fotografici sono conservati presso i Musei Comunali di Santarcangelo).

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