Gran finale per "Le voci dell'anima": i vincitori del festival

Lo spettacolo Discobunker di Stefano Mereu e Marianna Bianchetti fa incetta di premi

Un finale a sorpresa quello dell’ultima serata di Lassandè, la 18esima edizione de Le Voci dell’Anima, che si è conclusa lunedì con l’assegnazione dei vari premi previsti dal festival. Per la prima volta si sono visti numerosi pari merito, segno della forza comunicativa, espressiva e della potenza dei lavori presentati in concorso. 

Il titolo di Voce dell'Anima 2020 è stato assegnato a Stefano Mereu e Marianna Bianchetti di Centripeta, che hanno vinto con lo spettacolo Discobunker: "La sublimazione della ricerca del sole – interiore ma non solo – in un cubo contemporaneo di Rubik: una prigione apparente, dolorosa, che scotta la pelle. E l'attore, una lucertola, cambia pelle, costume. La voce si è rinsecchita e cerca di dissetarsi nella disco music" sono le parole della motivazione.

Discobunker si aggiudica anche il premio della critica, a pari merito con lo spettacolo Dosaggio ormonale di Giuditta Cambieri e Lorella Pieralli, quest’ultimo per la “grande presenza scenica e ottima interpretazione: così lo spettacolo prende in giro – con accenti gaberiani – il mutamento del corpo e ci ricorda che si può affrontare il tempo anche ridendoci su. Un lavoro che fa del ritmo e della fisicità i suoi cavalli di battaglia, con un’attenzione alle parole”. 

Discobunker di Stefano Mereu e Marianna Bianchetti con questa motivazione: “Parole non dette ma immaginate, strozzate nel silenzio di una stanza ovattata. Una macchina scenica funzionale al messaggio che vuole trasmettere, trasformata e trasformista allo stesso tempo, una possibilità di sopravvivenza vera, come il respiro di chi è in apnea”.  Lo spettacolo si è aggiudicato anche il premio organizzazione: "Una stanza-cella senza pareti visive diventa un osservatorio e un laboratorio di analisi della condizione umana: l’essere rinchiusi è il pretesto per aprire una riflessione, un’indagine, sulle capacità che ha la mente di creare una seconda vita, una via di fuga che si aggrappa al pentagramma”. Ed è sempre Discobunker ad aggiudicarsi il premio Confine-corpo, assegnato da Elisa Barucchieri allo spettacolo che si è caratterizzato per la miglior padronanza del corpo e dei movimenti sul palco. La motivazione dietro a tale scelta: per la sfida di raccontare un dentro e un fuori, delicatezza e violenza, intimi sogni e solitudine, memorie inventate e speranze forse svanite. Per il ballare libero e totale su un palco, ma senza e un attimo solo di ‘mettersi in mostra’. Per averci fatto voler ballare insieme. 

Il pubblico invece ha deciso di premiare ex aequo Revolution di Meridiani Perduti Teatro, di Emiliano Poddi e con Sara Bevilacqua con la motivazione: “Un filo diretto tra due passati, legato con un nodo marinaio che costringe il pubblico a rimanere inchiodato alla sedia. Musica e parole oscillano tra una storia vera che diventa il canto del cigno di una città che non ha dimenticato, e che non vuole rifare gli stessi errori”.
Io sono una Farfalla di Antonio Stoccuto con Antonio Grimaldi alla regia è l’altro spettacolo che si aggiudica tale premio. I due sono i protagonisti di “un processo di nascita, forse di rinascita, che chiede di poter aprire le sue ali e volare nella società. Due attori, due colori predominanti, due richieste di essere accettati. E la forte bellezza di una regia salda, che sa dosare ogni quadro dipinto con la polvere”. 
Palau Palau - Cartolina dolceamara del Teatro Zemrude, di e con Agostino Aresu e con Daniela Diurisi al suono, si aggiudica invece il premio dei tecnici: “per le tematiche e le suggestioni, le origini poetiche di una terra tradita, per l’amore, per le atmosfere, per la straordinaria bravura dell’attore”. 

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Infine il premio della stampa che viene assegnato, sempre ex aequo, a MANGIA! di Piscopo/Carrozzi con Anna Piscopo in quanto “racconto drammatico ma che sa trovare nella comicità quel momento di leggerezza ed equilibrio necessario a rendere la storia messa in scena ancora più vera, vicina, dolorosa. L’artista tocca tutti i registri dell’esistenza, creando una fotografia nitida che rimane impressa”. Il secondo ad aggiudicarsi il riconoscimento è Il Fiore che ti mando l’ho baciato del CentroStudiTeatro/Teatro Grimaldello, di Elvira Buonocore, regia di Antonio Grimaldi e con Anna Rita Vitolo: “Uno scrigno antico che custodisce una luce. Un ricordo da far vivere. Un amore lontano nel tempo e nella distanza. Un’artista di raro talento, soprattutto, che possiede tutte le maschere del teatro. Un testo che porta in sé le storie italiane del secolo scorso”.

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