La sigaretta elettronica è meno pericolosa della sigaretta di tabacco? La risposta al Meeting

La sigaretta elettronica è meno pericolosa della sigaretta di tabacco? Qual è la funzione dei centri anti-fumo? A queste domande si è cercato di dare una risposta al Meeting di Rimini

Quante volte abbiamo sentito dire: “alla sigaretta non ci rinuncio”, oppure “se mi togli anche il piacere della sigaretta cosa mi rimane”. La sigaretta è un vizio che piace e poco importa che provochi malattie, tumori e persino la morte, al gusto di un tiro dopo il caffè non si vuole rinunciare. Ma è veramente solo un vizio? E se si fumasse la sigaretta elettronica cosa accadrebbe? Ci sarebbero gli stessi rischi di dipendenza e malattie? Come riuscire a dire addio alla bionda?

Domande a cui si è cercato di dare una risposta al Meeting di Rimini nel corso del dibattito promosso da Philip Morris Itália con PMI Science, dal titolo “Nicotina o combustione: prove scientifiche o fake news?”.

Nonostante le campagne contro il fumo, la prevenzione e la legge Sirchia del 16 gennaio 2003 che vieta di fumare negli spazi pubblici e sui posti di lavoro il numero dei fumatori non tende a diminuire. Il 22% degli italiani fuma e ogni anno muoiono 80mila persone a causa delle sigarette. 

Un tema di attualità che ha portato ad un confronto sulla pericolosità o meno delle sigarette elettroniche sei esperti del settore medico, stimolati delle pronte domande del giornalista Luciano Onder.

Sembrerebbe che le e-cig siano meno rischiose rispetto alle sigarette. Contrariamente a quanto si pensi, la nicotina, causa dipendenza, ma non rappresenta la principale causa delle malattie correlate al fumo, seppur non priva di rischi.  Umberto Tirelli, Direttore Centro Tumori, stanchezza cronica, Fibromialgia ed Ossigeno-Ozononoterapia, Clinica Tirelli Medical Group infatti puntualizza che: “I prodotti senza combustione hanno la nicotina, che crea dipendenza, ma danneggiano meno. Questo perché, invece, di bruciare tabacco o la carta con l’emissione di 60 o 70 sostanze cancerogene, riscalda semplicemente il tabacco dove ci sono meno sostanze tossiche. Quello che determina le malattie è, quindi, la combustione di tabacco e carta, che sprigiona oltre 4.000 sostanze tossiche o potenzialmente tali, da ritenersi la causa principale dei danni da fumo”. 

Anche se il vapore delle sigarette elettroniche sembra contenere sostanze meno dannose per la salute rispetto al fumo prodotto dalla combustione del tabacco, il rischio zero non esiste. Bisogna tener presente che diversi studi hanno segnalato la presenza di sostanze potenzialmente dannose nel vapore delle e-cig. Roberto Boffi, Istituto Nazionale dei tumori di Milano, responsabile di Pneumatologia e direttore del centro antifumo, precisa che “le sigarette elettroniche contengono la formaldeide che è una sostanza cancerogena, anche se le quantità associate al consumo di e-cig appaiono modeste.” Inoltre sottolinea come rispetto alle sigarette classiche quelle elettroniche non sono vietate nei luoghi pubblici e quindi l’inalazione del vapore a lungo andare può dare origine a irritazione delle vie aeree, tosse e in casi molto rari asma e riniti a causa della presenza di glicole propilenico.

Ma funziona questa alternativa? La risposta è ni.

Claudio Cricelli, Presidente SIMG spiega che: “Questi nuovi prodotti tecnologici a rischi ridotti, non sono una panacea o un miracolo. Il rischio è che molte volte quest’alternativa sia vista dai giovani come una moda, una tendenza. E questo è un pericolo perché spesso i giovani iniziano con le e-cig per poi passare alle sigarette. Negli Stati Uniti, infatti, c’è stato un aumento dell’uso delle sigarette elettriche nelle scuole, anche se non dovrebbero essere vendute ai minorenni, con conseguente aumento dell’uso delle sigarette. Le e-cig sono un passaggio a quelle classiche”. 

Smettere di fumare completamente non è semplice. Spesso è necessario l’aiuto di qualcun altro poiché il fumo è più di un semplice vizio. Dietro la sigaretta c’è un disagio più profondo che bisogna saper riconoscere. 

“Il fumatore non è un vizioso, ma è un malato che va curato. Per questo ci sono tanti centri per la cura” così  il giornalista Luciano Onder passa la parola a Maria Caterina Staccioli, AUSL della Romagna, Dipartimento Dipendenze Patologiche, Centro Dipendenze Alcool-Fumo, Ospedale Infermi di Rimini, che spiega come il fumo più che vizio sia una malattia da curare. “Il tabagista ha una dipendenza. È importante riconoscere di avere un problema perché questo è solo la superficie. Il grande fumatore vive un disagio interiore causato dall’ansia, quindi dobbiamo prima curare l’ansia per poi diminuire le sigarette. Dire ad un fumare “se non smetti di fumare, muori” provaca maggiore agitazione portando ad avere l’effetto contrario, ovvero l’aumento delle sigarette quotidiane per calmarsi”.

Allora come intervenire?  

“La prima cosa da fare per aiutare queste persone- prosegue la dottoressa Staccioli - è ascoltarle e capire il motivo del perché fumano. Il nostro compito è accompagnare le persone in un percorso”. I centri anti-fumo hanno una loro importanza. Aiutano, indirizzano ed accompagnano la persona verso la conoscenza di se individuando il vero motivo della voglia di sigaretta per poi dire addio al fumo. 
Ma attenzione! La nicotina è anche un farmaco. “Bisogna dire – spiega la Staccioli - che la nicotina a bassi dosaggi ha effetti stimolanti, è un eccitante, un ansiolitico, migliora la concentrazione, il metabolismo, sopprime la fame e riduce lo stress. Per questo motivo bisogna capire qual è il vero motivo che spinge la persona a fumare. Lo si può fare solo ascoltandola ed entrando in empatia con lei sentendo la sofferenza che porta dentro perché il fumatore vive una sofferenza”. 

Come mai non si riesce a far diminuire l’uso delle sigarette? Questo rimane un problema aperto.

Tirelli, evidenzia la crescita dei fumatori nel mondo: ”In tutto il mondo ci sono un miliardo di fumatori e ogni anno ne muoiono 8 milioni. In Italia abbiamo il 23% di fumatori, di questi la maggioranza sono uomini, ma stanno aumentando le donne. Cresce, anche il numero degli adolescenti fumatori. La prima sigaretta l’accendono a 11 anni. I tumori sono uno dei problemi principali del fumo, seguiti da malattie cardiovascolari e respiratorie”
E Boffi puntualizza come: “L’85% continua ad essere un fumatore nonostante il tumore. Un terzo di questi pazienti si cronicizza riuscendo a controllare la malattia per anni, ma continua a fumare nonostante la diagnosi.”

Francesco Riva, Odontoiatra, Direttore Unità Operativa Complessa Chirurgia Odontostomatologica, Ospedale Odontoiatrico “George Eastman” di Roma aggiunge: “ 7mila persone muoiono di cancro orale. Il 35% in più di possibilità di cancro è dato da fumo e alcol. Ma finché uno non si ammala pensa che la malattia non appartenga a se, ma sempre ad un altro. Invece bisogna fare prevenzione, prendersi cura di se stessi. Spingiamo le persone a farsi autodiagnosi per notare se ci sono cambiamenti nel cavo orale come punti rossi, cambi di colore della lingua, ecc. per poi andare dal proprio medico per valutare se c’è un reale problema. Infine, bisogna far attenzione che le sigarette fanno diminuire la salivazione che provoca lacerazioni alla bocca e col tempo anche la perdita di autostima. Chi fuma generalmente è anche un gran bevitore”

Dietro le sigarette c’è un disagio profondo, finché non lo si riconosce ed accetta il problema del fumo resterà sempre all’ordine del giorno. Nessuna sigaretta elettronica, o altro potrà risolverlo. 
 

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