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Samuele Bersani guarda al 2021: "Voglio immaginare che sarà un anno pazzesco". E lancia una proposta

Il cantante cattolichino: "Il mio settore è completamente annientato in questo momento. Ma ci sarà il gusto di tornare a fare il proprio mestiere"

Un messaggio di speranza per il settore della musica, ma non solo. Il cantante cattolichino Samuele Bersani ha partecipato nei giorni scorsi alla maratona digitale "Restart! Riavvia la cultura" in diretta streaming sul sito de IlSole24Ore, organizzata dalla pubblicazione maschile IL, con tanti protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo. Una no-stop di incontri e interviste online. Ciascun personaggio ha interpretato la sua seconda volta, con una lettura/rilettura, un’intervista, la reinterpretazione di un suo cavallo di battaglia, adottando una delle parole (il suo déjavu o la sua seconda chance o loop...) raccontandola dal suo punto di vista.

E Samuele Bersani, che ha appena lanciato "Cinema Samuele", il suo nuovo disco dopo sette anni, ha spiegato di avere ripreso a scrivere dopo che non riusciva più a farlo, "era come se il mio hard disk interno fosse troppo pieno e non funzionasse più…".

Il cantante cattolichino ha poi lanciato una proposta: "Tutti siamo destinati a un riavvio, a una ripartenza. Siamo ancora in tempo per farlo diventare un evento felice, potrebbe essere non dico un Rinascimento, ma un momento bellissimo quando si ripartirà. Ingenuamente, facendo finta di avere ancora dieci anni, immagino che il 2021 sarà un anno pazzesco per la musica, ci saranno tantissimi concerti. Potrebbe essere epocale, dopo questa ondata di magoni che stiamo vivendo in questi mesi. Il mio settore è completamente annientato in questo momento. Ma ci sarà il gusto di tornare a fare il proprio mestiere. E la gioia più grande è la condivisione. Può sembrare banale, è centrale. Il nostro è un settore inutile se non c’è il pubblico. Se la gente perdesse la voglia di partecipare, allora sì saremmo finiti. Ma io credo che ci sia ancora la forza e la voglia di tornare a condividere".

Sulla crisi del settore per la pandemia evidenzia come "In questo momento il nostro settore è considerato secondario, superfluo. E non si parla di tutti quelli che lavorano intorno. Non sto parlando del frontman, del cantante, della star, sto parlando di tutti quelli che preparano il palco, le luci, i tecnici del suono, tutto quello che ruota intorno a un evento musicale. Di questi nessuno parla, ma sono persone che devono vivere, crescere dei figli, mangiare…", e conclude, "Quando uno smette di cercare la bellezza, diventa uno zombie".

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