Bambini e cibo: come prevenire i disturbi alimentari

Il cibo veicola messaggi affettivi. I capricci sul cibo dei bambini quindi esprimo un malessere, una richiesta di attenzione. Vediamo come capire quando il cibo diventa un problema per i nostri figli

Il bambino, come l’adulto, ha bisogno di alimentarsi per avere energia, concentrazione, forza. Mangiare dev’essere anche un piacere, un atto di socializzazione, un hobby, una fonte di lavoro per gli adulti e molto altro.

Per rendere i bambini dei futuri adulti sani, consapevoli di quel che mangiano, è necessario intervenire fin da subito quando ci sono segnali di disagio.

Bisogna ricordare e tener presente che il cibo veicola messaggi effettivi, quindi quando il bambino fa i capricci perché non vuole mangiare è necessario non insistere e capire perché.

Come?

Ascoltando e osservando con attenzione il bambino. Il genitore deve porsi in un atteggiamento di ascolto e di dialogo nei confronti dei figli,, in questo modo si riesce a distinguere un bisogno fisiologico come la fame e la sete, da richieste di affetto o attenzione. La chiave è quindi la prevenzione.

I disturbi alimentari più diffusi nei bambini

I disturbi alimentari nei bambini sono diversi e se non vengono risolti nella prima infanzia possono trascinarsi nel tempo e continuare a manifestarsi anche in altra forma andando avanti con gli anni. 

Tra i più frequenti legati alla prima infanzia troviamo:

  • disturbo della nutrizione: in cui il bambino non riesce ad assumere la quantità e la qualità di nutrienti necessarie al suo sviluppo, andando incontro a problemi della crescita;
  • comportamento “pica”: ossia l’abitudine che hanno alcuni bambini di ingerire sostanze non commestibili, come i sassi o la sabbia;
  • disturbo di ruminazione: un problema legato a frequenti episodi di rigurgito, da ricollegare però unicamente a disturbi comportamentali e non a malattie, come il reflusso gastroesofageo.

Nei bambini più grandi si riconoscono altri disturbi dell’alimentazione, come:

  • rifiuto del cibo: quando i bambini rifiutano di alimentarsi in particolari situazioni; 
  • comportamento selettivo: si ha nel caso in cui il bambino decide di mangiare solo alcuni alimenti, spesso rifiutandosi di introdurne di nuovi (neofobia);
  • disfagia funzionale: in cui il bambino mostra parziale rifiuto del cibo per paura di vomitare o soffocare, anche se non ha patologie che possano giustificare tale paura;

Come abbiamo detto in precedenza alimentazione e relazione sociale sono due elementi in stretto legame tra loro. I disturbi alimentari dei primi anni di vita del bambino potrebbero essere delle richieste di aiuto e il problema potrebbe celarsi non solo nel bambino, ma anche nelle persone che se ne prendono cura, in particolare nel genitore, che può causare o amplificare una problematica più o meno presente come mancanza di amore, di comprensione, di sicurezza, di fiducia.

Come accorgersi del problema e cosa fare?

Individuare un problema di alimentazione nei bambini piccoli è più semplice, perché i genitori tengono sempre d’occhio cosa e come i propri figli mangiano. Può succedere però che la percezione degli adulti risulti alterata, soprattutto quando, ad esempio, si preparano sempre gli stessi cibi per essere sicuri che il bambino li mangi o quando le porzioni proposte sono esagerate rispetto ai reali fabbisogni del bambino.
Prevenire i disturbi alimentari non è facile e implica, per il bambino, uno stile di vita e di relazione sano a 360°. È importante affidarsi sempre a uno specialista per intervenire precocemente quando ci si accorge della manifestazione di questi disturbi.

Cogliere i primi segnali della presenza di problemi alimentari infatti è molto importante: infatti, mangiare in maniera sbagliata, eccessiva o insufficiente può portare ad alterazioni anche importanti della crescita o predisporre a malattie organiche. Inoltre, l’aspetto psicologico e relazionale del problema può, da un lato, essere la causa, dall’altro, diventarne una conseguenza. 

Prevenzione dei disturbi alimentari

Ecco 5 consigli per prevenire i disturbi alimentari nella Prima infanzia:

  1. Il primo incontro con il cibo è un incontro con l’amore. Nutrire, al seno o al biberon, è una relazione a due, dove il bambino si nutre non solo del latte ma anche di amore della persona che gli offre il cibo. Questo è quel particolare ingrediente che nutre il cuore del bambino, prenditene cura.
  2. Non bisogna mai confondere il pianto legato alle esigenze fisiologiche del bambino piccolo (come la sete, fame, sonno…) con quello che, invece, esprime il desiderio di una vicinanza affettiva. Soprattutto nella prima infanzia è bene non “strumentalizzare” mai il cibo. L’adulto non dovrebbe rispondere al pianto solo con il dare da mangiare ma capire quando è un pianto che richiede di essere confortato o coccolato, o la semplice presenza e vicinanza.
  3. Crescere è faticoso e complesso, accompagnato da paure e fantasie. Pertanto possono esserci periodi di inappetenza, di diffidenza e/o rifiuto del latte e della pappa. Sono del tutto normali come espressioni di tale fatica di cui è necessario tener conto.
  4. L’insistenza del cucchiaino genera sempre una resistenza. Per questo è importante evitare risposte esasperate affinché non si crei un circolo vizioso che può rafforzare le difficoltà o il rifiuto del cibo del piccolo.
  5. Quando il bambino diventa autonomo, è utile dargli la possibilità di sperimentare e scoprire le molteplici esperienze sensoriali connesse all’alimentazione: il cibo non è solo buono o cattivo ma sprigiona sensazioni di diversa natura. E’ importante fin dalla prima infanzia far sperimentare al bambino il cibo attraverso i 5 sensi.

 

 

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