Cronaca

137 chilometri a piedi sulla via Francigena: la sfida delle pazienti oncologiche romagnole

Fra loro anche le riminesi Monica e Ilenia che affronteranno l'avventura on the road in mezzo alla natura: "Tutte le mattine mi sveglio, ringrazio per un nuovo giorno e vivo la vita a modo mio, di corsa"

137 km da percorrere a piedi in 6 giorni, immersi nella suggestiva cornice del tratto toscano della via Francigena, con partenza da Lucca e arrivo a Siena: è questa la sfida che l’Istituto Oncologico Romagnolo, in collaborazione con Rosa Associati e Lamu – Libera Accademia del Movimento Utile, ha proposto ad alcuni pazienti nell’ambito del progetto “InSuperAbile”. Un percorso di solidarietà che fa parte di una staffetta molto più grande, che include persone con disabilità diverse e che è partita dal Gran San Bernardo il 14 agosto, per terminare il 12 settembre a Roma: un appassionante viaggio da nord a sud nel quale gruppi di individui con vari tipi di fragilità si passeranno il simbolico testimone, portando al contempo con sé un messaggio di inclusione, di speranza, di ripartenza.

A raccogliere la sfida di questa avventura quattro pazienti oncologiche romagnole: Monica Giunta, di Riccione; Ilenia Marinelli, residente a Verucchio; Antonella Donati e Annalisa Ghetti, entrambe originarie di Faenza. Insieme riceveranno il testimone dal gruppo che le precede il 25 agosto a Lucca, per poi consegnarlo nelle mani delle persone che dovranno continuare il viaggio il 30 agosto a Siena. 137 km di infinita bellezza tra due dei capoluoghi più belli della Toscana, risalendo lo splendido borgo arroccato di San Miniato, attraversando le torri di San Gimignano e ammirando la maestosa fortificazione di Monteriggioni. Il tutto per perseguire la causa del “movimento utile”, corretto e supervisionato, quale mezzo per prevenire e rallentare i sintomi di numerose patologie, come supporto psicologico insostituibile in persone con diversi gradi di fragilità e, perché no, come esempio anche per le persone sane, spesso imprigionate in stili di vita troppo sedentari.

Sul senso di questa iniziativa è intervenuto Fabrizio Miserocchi, Direttore Generale IOR. "La nostra collaborazione con la Rosa Associati, professionisti dell’atletica riconosciuti in tutto il mondo grazie alle tante medaglie conquistate e ai tanti record del mondo infranti dai runner che seguono, è iniziata nel 2019, quando abbiamo portato quattro pazienti oncologici ad affrontare con successo quella che è un’esperienza non solo sportiva ma di vita come la Maratona di New York. Sfortunatamente quello che doveva diventare un appuntamento fisso per la nostra organizzazione negli anni a seguire si è interrotto a causa delle ben note problematiche legate alla pandemia. Tuttavia, quando ci è stato proposto questo progetto in sostituzione a “Road to New York”, abbiamo aderito con entusiasmo e subito ci siamo messi alla ricerca di pazienti che volessero dimostrare innanzitutto a loro stessi che, con la giusta preparazione e determinazione, di 'Insuperabile' non c’è nulla, e che una diagnosi di cancro non significa dover rinunciare a porsi obiettivi ambiziosi".

Grande entusiasmo anche per le quattro protagoniste di questa avventura. "Sono l’unica delle mie compagne ad aver partecipato anche alla Maratona di New York nel 2019 – spiega Monica – da quel periodo purtroppo ho già perso due giovani amiche che, come me, credevano nella guarigione. Io spero ancora di morire di vecchiaia, ma ad ogni controllo tremo. Nel frattempo, tutte le mattine mi sveglio, ringrazio per un nuovo giorno e vivo la vita a modo mio: di corsa. Prenderò questi sei giorni come un modo per concentrarmi su di me e su quello che sento: a volte il ruolo di compagna e di madre mi costringe a dover far finta di nulla anche quando sto un po’ peggio". 

Sulla stessa lunghezza d’onda, Ilenia afferma: "Da questa camminata io spero di ritrovare me stessa: nell’ultimo anno e mezzo la pandemia ha fatto sentire i suoi effetti negativi su tutti noi, ma sui pazienti oncologici un po’ di più, sia perché considerati più fragili e quindi più a rischio, sia perché le restrizioni non ci permettono di vivere come vorremmo i bei momenti che la malattia e le terapie ci concedono. Da tempo avrei voluto intraprendere una bella avventura on the road in mezzo alla natura, ma il timore di stare male isolata nella natura mi ha sempre frenato: con questo progetto ho trovato finalmente il coraggio che mi serviva per lanciarmi".

Annalisa e Antonella, entrambe faentine, si stanno preparando per l’avventura sulla via Francigena insieme. "Andiamo a camminare spesso in coppia, in questo modo ci sproniamo a vicenda – racconta proprio Antonella – 137 km in 6 giorni non sono pochi, mi aspetto di fare una grande fatica, ma anche di ammirare scorci di grande bellezza che mi ripagheranno dello sforzo fatto. Sono stata molto in dubbio se accettare di partecipare o meno all’iniziativa 'InSuperAbile': ho 61 anni, sono in cura da più di un anno e recentemente ho anche iniziato la radioterapia. Ma poi mi sono ricordata di una frase di Martin Luther King: 'Non hai bisogno di vedere dove porta la scala: tu inizia a salire'". 

Annalisa, invece, è una veterana dei viaggi in trekking: "Si tratta di una passione che è iniziata quando ancora facevo gli scout e che non mi ha mai abbandonato: ho visitato la Thailandia, il Perù, il Canada e tanti altri posti meravigliosi a piedi. Affrontare questo cammino è un po’ come tornare ragazza e rivivere quelle emozioni. Quando ho ricevuto la diagnosi di tumore il movimento è stata la mia ancora di salvezza: questo progetto mi darà il coraggio per continuare ad andare avanti in questo lungo e difficile percorso di cura".

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