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Mortalità materna in Etiopia, a Coriano in cerca di nuovi volontari per il Progetto Impala

Da 30 anni i volontari italiani operano in diverse regioni dello stato africano e dal 2013, proprio grazie a cospicue donazioni di due corianesi è stato possibile dare vita al progetto Impala (IMproving PerinAtal care,Laboratory and quality cAre)

Una serata dedicata all’Etiopia, alla tutela della salute e al volontariato per coinvolgere forze nuove, linfa vitale e di speranza per la popolazione africana. Giovedì alle ore 21 il Centro Giovani di Coriano ospita la conferenza fortemente voluta dalla Croce Bianca Onlus in collaborazione con il Karatella Race e patrocinata dal Comune di Coriano per presentare il progetto di tutela della donna in stato di gravidanza in Etiopia. Interverranno i medici Giuseppe Arangio e Aurelio Sessa coordinatori del progetto da anni impegnati in Etiopia, Monsignor Domenico Marinozzi, presidente Pro Dubbo St. Mary Hospital, Don Donato Di Blasi presidente di Croce Bianca Onlus ed il sindaco di Coriano Domenica Spinelli.

Da 30 anni i volontari italiani operano in diverse regioni dello stato africano e dal 2013, proprio grazie a cospicue donazioni di due corianesi è stato possibile dare vita al progetto Impala (IMproving PerinAtal care,Laboratory and quality cAre). L’opera dei missionari italiani mira ad educare la popolazione alle cure e alle tutele che la donna deve riceve durante la gravidanza, per il parto e dopo il parto. Oltre alla sensibilizzazione e alla formazione vi è anche la costruzione di strutture e la dotazione di strumentazioni tecnologiche adeguate. Le donazioni hanno consentito di costruire due padiglioni attrezzati con sale parto, post parto e laboratori analisi negli Health centre di Galcha e Ashirà. I padiglioni sono attrezzati di tutto punto e già operativi, entro il 2016 si intende completare l’offerta sanitaria portandola a standard superiori. Il 1° marzo partiranno 8 medici e 8 infermieri da ogni parte d’Italia Sicilia, Lombardia, Lazio, Emilia Romagna; un lungo e duro viaggio per raggiungere alcuni presidi ospedalieri è necessario percorrere oltre 1.000 chilometri dall’aeroporto della capitale.

“Lo scopo della serata – afferma il dottor Giuseppe Arangio, impegnato dal 2005 in Etiopia – è quello di informare e reperire volontari. Servono le competenze di tutti, non solo medici e infermieri, sarebbero fondamentali anche elettricisti, muratori, idraulici e falegnami. La missione è aperta a tutti coloro che vorranno dedicare qualche settimana della loro vita agli altri”. In Etiopia, così come in molti paesi poveri, non sono solo la fame o le malattie a uccidere, anche la gestazione che nei paesi ricchi è sinonimo di vita, può rappresentare un pericolo. Attualmente su 144 donne in gravidanza uno muore per cause legate al parto, su 1.000, incinta o a 42 giorni dal parto, in media 9 di esse perdono la vita.

Un numero altissimo se paragonato all’Italia dove sono lo 0,05 su 1.000 le donne che per complicanze perdono la vita in stato interessante.  La morte di una madre in un paese con una elevata natalità comporta una serie di gravissime complicanze: dalla perdita della vita del bambino in grembo alla difficile sopravvivenza di potenziali fratelli e ovviamente al sostentamento della famiglia. Occorre infatti ricordare che le donne in Etiopia lavorano e provvedono al focolare domestico sino a pochi giorni dal parto. Da qualche anno, grazie alle organizzazioni mediche e umanitarie come la ‘Croce Bianca Onlus’ il Governo ha reso obbligatorio il parto nelle strutture sanitare dove si effettua il controllo della gravidanza, parto assistito, educazione sanitaria e vaccinazioni.

In Etiopia l’aspettativa di vita media è di 48.8 anni; sopravvivere per i bambini sotto i 5 anni è una prova davvero difficile, su 1.000 bimbi 152 di loro non ce la fanno. A complicare le cose c’è poi l’AIDS che riguarda il 2,5% di persone ed il 7,5% nella capitale Addis Abeba. Ma perché muoiono le madri? Sono tante le cause registrate negli ospedali di tutta la nazione: il 34% per emorragie (l’80% post parto), il 19% per ipertensione, il 17% per cause indirette, l’11% per cause legate alla maternità, il 9% per aborto, l’altro 9% per setticemia e il restante 1% per embolia.

Molte di loro, il 40%, periscono prima di qualsiasi contatto con medici o con l’ ospedale, l’8 % sulla strada verso dell’ospedale, il 15% subito dopo il ricovero, le restanti 37% in ospedale. I nemici da battere sono barriere culturali, geografiche e finanziarie, per farlo serve l’apporto di tutti: dei medici stranieri, ma in primis locali che si stanno formando, ma anche di tutti coloro che mettendosi in gioco donino le proprie competenze per costruire e rendere operative e funzionanti i presidi ospedalieri etiopi. Per chi volesse sostenere il progetto le coordinate bancarie a cui effettuare donazioni sono: IBAN IT 86D0530869150000000009789 B.POP. ANCONA

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