A Le Iene la verità di Miradossa: "Pantani ucciso per portargli via 20mila euro"

Il pusher ricostruisce gli ultimi giorni del Pirata al residence Le Rose di Rimini dove è stato ritrovato cadavere

Intervista esclusiva delle Iene a Fabio MIradossa, lo spacciatore napoletano che riforniva Marco Pantani di cocaina, che all'inviato della trasmissione televisiva Alessandro De Giuseppe ha raccontato la sua versione sulla morte del Pirata avvenuta il 14 febbraio 2004 al residence Le Rose di Rimini. Miradossa, nella sua ricostruzione, non usa mezzi termini sostenendo che l'ex campione ci ciclismo sia stato ucciso e, allo stesso tempo, fornisce anche un movente al delitto. Se, per la giustizia, il caso è chiuso con l'inchiesta che ha accertato come Pantani in quegli ultimi giorni fosse in preda a un delirio indotto dall'abuso di cocaina e deceduto per un mix fatale di "neve" e farmaci che hanno provocato un arresto cardiocircolatorio, la Commissione Parlamentare Antimafia ha voluto ascoltare il Procuratore della Repubblica Elisabetta Melotti. Nel riferire il lavoro svolto dalla Procura riminese, la stessa Melotti ha ribadito come l'indagine abbia portato ai risultati già pubblici e che "non sono emersi elementi nuovi rispetto a quelli già valutati dal giudice".

Non è dello stesso parere Miradossa, che per aver ceduto cocaina a Pantani ha patteggiato una pena di 5 anni di reclusione, il quale afferma che "Marco è stato ucciso. Magari chi l’ha ucciso non voleva farlo, ma è stato ucciso. Non so perché all’epoca giudici, polizia e carabinieri non siano andati a fondo. Hanno detto che Marco era in preda del delirio per gli stupefacenti, ma io sono convinto che Marco quando è stato ucciso, era lucido. Marco è stato al Touring, ha consumato lì e quando è ritornato allo Chalet (il residence Le Rose ndr) Marco era lucido. Lui non sniffava ma fumava e in quella stanza c’è solo traccia di cocainomani che sniffavano. Pantani fumava crack, non gli piaceva tirare. Chi ha creato quella situazione non era informato bene…Tracce di fumatori di crack non ne ho viste, come bottiglie di plastica, carta argentata, bicarbonato per preparare il crack”.

Miradossa, nell'intervista, fornisce anche un movente per quella morte. “Marco aveva prelevato 20mila euro a Milano. Al pm ho detto ‘cercate i soldi’ perché in quella camera chi ha ammazzato Marco lo ha fatto perché cercava i soldi. Io sapevo di quei soldi perché erano per me, per la cocaina. Erano un po’ per un debito vecchio e un po’ una fornitura. Ciro Veneruso, un mio corriere, è andato al residence, si è visto con Marco, ha fatto lo scambio ma non ha avuto i soldi. Il 14 febbraio poi sono ritornato a Rimini e accendendo il televideo ho scoperto quello che era successo: panico totale. Il mio uomo ha portato a Pantani credo 15-20 grammi. Non si può morire per 15-20 grammi di cocaina, perché per chi fuma crack non sono davvero 15-20 grammi ma meno”.

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