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A Lorenzo Lamperti il Premio giornalistico nazionale “Alfredo Panzini”

La III edizione del Premio Giornalistico Nazionale "Alfredo Panzini" si è conclusa sabato scorso, nella "Casa Rossa" di via Pisino - Casa Finotti, con la cerimonia di premiazione del miglior lavoro fatto pervenire all'Accademia Panziniana

La III edizione del Premio Giornalistico Nazionale “Alfredo Panzini” si è conclusa sabato scorso, nella “Casa Rossa” di via Pisino – Casa Finotti, con la cerimonia di premiazione del miglior lavoro fatto pervenire all’Accademia Panziniana, alla presenza di autortà civili e militari, nonché di un folto pubblico. Nove i concorrenti, per un totale di dieci articoli sul tema: “Il viaggio in bicicletta – Cicloreportage dall’Italia”: vincitore è stato un giovane ventinovenne milanese, Lorenzo Lamperti, giornalista professionista, che scrive su “Affari Italiani” e su cui ha pubblicato il suo articolo in data 31 maggio scorso, corredato di belle foto a colori.

“Lamperti ha convinto pienamente la giuria con il suo viaggio affascinante, ‘Da Milano a Bellaria, pedalando sulla via Emilia’”, spiega il Presidente dell’Accademia Panziniana Arnaldo Gobbi. “La giuria del premio, composta da Sergio Zavoli, Presidente, e da Aldo Cazzullo, Mauro Mazza, Claudio Santini, Roberto Zalambani, Ennio Grassi e Claudio Monti, non ha avuto dubbi sulla scelta, in quanto Lamperti, che deve aver letto la panziniana “Lanterna di Diogene”, ha preso spunto proprio dal ciclista Panzini per compiere anch’egli il viaggio da Milano a Bellaria; con una differenza: Panzini, giunto a Parma, si inerpica su per l’Appennino, scoprendo luoghi incantevoli, mentre Lamperti ha preferito la più comoda via Emilia. La durata del viaggio è stata più o meno la stessa, sette giorni, nei quali ha raccontato ciò che dalla bicicletta si nota meglio che dall’auto o dal treno.”

Il quinto giorno, Lamperti racconta di essere giunto in vista della vecchia torre che svetta su Santarcangelo di Romagna. Il sesto giorno, di essere giunto a Bellaria Cagnona e così scrive: “È già tardi. È già tempo di viaggio, come direbbe Tonino (Guerra). "Io non so che cos'è una casa", scriveva in una sua poesia. Io so che Bellaria per me è una seconda casa. Al porto le luminarie del luna park quest'anno non le hanno ancora montate. Al centro congressi c'è un raduno di fan di Star Trek. Come sempre mi perdo con la mia bici nel dedalo di viuzze vicine al ponte che porta a Igea Marina. Sono le viuzze che mio nonno chiamava "casbah". In piazza Matteotti hanno messo una giostra. Sul viale dei Platani i negozi sono già aperti. Il passaggio a livello torna ad abbassarsi. Laggiù c'è il mare e il solito gruppo di tedeschi. Si preparano a guardare in qualche bar sulla spiaggia la finale di Champions League. Quest'anno anche il calcio è roba loro. Il vecchio negozio di alimentari è ancora aperto. Forse i tedeschi andranno a comprarci qualche birra. Quella piccola discoteca invece non c'è più. Ecco la strada che costeggia la ferrovia. E una casa rossa, quella di Alfredo Panzini”.

Così termina il viaggio di Lamperti nel settimo giorno: “È già presto. Di nuovo tempo di viaggio. Dal molo si vede il sole apparire all'orizzonte, baciato dalle onde. Una barca è pronta a uscire dal porto. Un pescatore saluta la moglie, che gli allunga un sacchetto di plastica. La scia di schiuma è pulita. Quella che per me è una fine per lui è l'inizio”.

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