A Rimini le dichiarazioni dei redditi di lavoratori e pensionati più basse della regione

L'allarme lanciato dalla Cisl Romagna che mette anche sul tavolo tre proposte per rilanciare i redditi

“I lavoratori ed i pensionati riminesi nel 2017 hanno dichiarato il più basso reddito medio della regione per un valore di euro 19.244,15 a dimostrazione che è necessario migliorare la qualità del lavoro nei nostri territori per poter aumentare anche la capacità reddituale”. E’ questa l’estrema sintesi fatta da Filippo Pieri, segretario generale della Cisl Romagna, nel presentare il dossier “I redditi 2017 in Romagna” realizzato dal sindacato su un campione di 54.531 dichiarazioni dei redditi dell’anno 2017 effettuate presso i CAF Cisl del territorio romagnolo nel 2018. “Il campione utilizzato – continua il sindacalista – è assolutamente rappresentativo in quanto analizza il 12,9% delle dichiarazioni compilate con modello 730. Questi dati sono una novità assoluta, in quanto neppure il ministero competente li ha ancora pubblicati.”

L’ufficio studi della CISL Romagna ha elaborato i numeri sulla base delle province in cui sono state presentate le dichiarazioni dei redditi, suddividendoli poi per tipologia di dichiarante, il quale all’interno del proprio modello 730 oltre al reddito da lavoro o pensione può avere altre tipologie di rendita. “I lavoratori della provincia di Rimini hanno un reddito medio di euro 19.340,89 – illustra Pieri – che li classifica ultimi in regione, con un differenziale del 18,8% sulla media regionale. Per capire meglio abbiamo svolto anche un focus sulla situazione reddituale dei lavoratori under 35 riscontrando anche per questo tipo di dichiarazioni fiscali il record negativo in regione con un valore assoluto di euro 12.783,94 che è più basso del 15,6% rispetto al 2016 e del 21,7% sulla rispettiva media regionale. Da notare che il confronto con la media generale dei lavoratori presenta un differenziale negativo di ben il 39,9%.”

“Il nostro dossier conferma appieno la recente ricerca della Caritas di Rimini intitolata Poveri giovani – approfondisce il responsabile della CISL romagnola – in cui gli stessi ragazzi intervistati denunciavano il lavoro sottopagato e irregolare. Il mondo delle imprese dovrebbe assumersi le proprie responsabilità rispetto alle ricadute sociali del non rispetto dei contratti di lavoro. Infatti con entrate così esigue i ragazzi hanno ovviamente difficoltà nel programmare la propria vita e confidano nell’azione di sostegno dei familiari. Passando alla questione di genere nei redditi dei lavoratori persiste una differenza marcata tra donne e uomini: le lavoratrici presentano redditi minori del 26,4% in confronto a quelli maschili. Indubbiamente su questo aspetto incide la qualità del lavoro praticato dalle donne nella provincia di Rimini.”

“Le dichiarazione dei pensionati di Rimini – spiega il sindacalista cislino – sono lo specchio di quelle dei lavoratori attivi. La media assoluta è di euro 19.689,07 che è aumentata di euro 279,04 sul 2016, ma segna una distanza negativa del 9,5% sulla media regionale, ponendo i pensionati riminesi al penultimo posto in regione prima dei ferraresi. Redditi di lavoro bassi danno pensioni basse - sottolinea il segretario della Cisl Romagna - aprendo un problema di sostegno sociale, con costi più alti per la collettività e rischio di riduzione dell’intervento pubblico. I numeri che emergono da questo dossier confermano le tre proposte che come CISL Romagna sosteniamo con decisione. La prima è la necessità di agire insieme tra i comuni delle tre province romagnole: la possibilità di redigere un Piano Strategico Romagnolo, come abbiamo recentemente dichiarato, è una priorità e va assolutamente realizzata per favorire lo sviluppo e attirare investimenti. La seconda è quella di attivare un volano con istituzioni, università e parti sociali che indirizzi le nostre imprese verso attività ad alto valore aggiunto. Solo così potremo migliorare la qualità dell’economia romagnola, distribuire più ricchezza ai lavoratori e ai pensionati, costruire un welfare adeguato ai nuovi bisogni. La terza proposta è adeguare i premi di produttività per i lavoratori all’andamento positivo delle imprese tramite la contrattazione anche per godere delle agevolazioni fiscali previste.”

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