"A Rimini per i reperti storici ci sono due pesi e due misure"

Il comitato per la salvaguardia del ponte di Tiberio attacca l'amministrazione comunale sulla demolizione del bar Tricheco

Sulla chiusura, e successiva demolizione, del bar Tricheco di Rimini è scoppiato un vero e proprio polverone. Dopo che nel mirino del Comune è finito il fabbricato post-bellico esistente da 67 anni, di cui i due soci attuali hanno rilevato la concessione nel 1981 da un privato e che insiste su un’area comunale, per la quale viene pagato da allora un canone trimestrale, ordinandone la chiusura in quanto tornato a tutti gli effetti abusivo. Da diverse parti della città si sono levate le proteste per "i due pesi e le due misure" con cui l'amministrazione riminese gestisce il patrimonio artistico e culturale della città. Se il bar Tricheco, infatti, insiste sulle mura malatestiane, in altre parti di Rimini identiche situazioni sarebbero state fatte passare in sordina. L'ultimo attacco arriva dal Comitato in Difesa del Ponte di Tiberio che, questa estate, ha visto gli operai bucare le stesse mura malatestiane per la realizzazione di una passerella pedonale.

"Le Mura medioevali Malatestiane a ridosso del ponte di Tiberio, restaurate nel 1751, sono disponibili per qualsiasi trasformazione, anche quella in un ponte Costa Crociere - tuona il comunicato in un comunicato. - Al contrario, nel progetto di ampliamento e ristrutturazione generale, l'ospedale Villa Maria avrebbe voluto creare un collegamento fra il parcheggio e la struttura, attraverso un passaggio nelle Mura Malatestiane, che versano in uno stato di totale incuria ed abbandono. La Soprintendenza ha detto no. Ora leggiamo del Bar Tricheco, che, improvvisamente, diviene incompatibile proprio con le mura e più di qualcuno, giustamente, ricorda che a Rimini abbiamo un’intera scuola dentro un anfiteatro Romano. Sicuramente al bar Tricheco si farà meno cultura che al Ceis, ma vogliamo mettere il beneficio turistico culturale della liberazione  dell’anfiteatro rispetto a quello derivante dall’abbattimento di un bar?"

"Vero è - aggiungono - che l’agghiacciante ponte di Mordor, a pochi passi da manufatto romano, suggerisce una Rimini poco interessata alle proprie eredità. Qui però non è solo questione di disinteresse. Esiste un qualche tipo di inceppo, di cui il nostro Primo Cittadino è uno splendido rappresentante, che ci impedisce di decidere che tipo di città vogliamo essere. Un ultimo esempio. Perché spendere milioni e milioni di euro per il Teatro, il Castello e il Cinema Fulgor se poi l’ambizione è quella di trasformare le colonie in Alberghi Ibizenchi che vendono festa permanente? Che compatibilità ci potrà mai essere tra una proposta “culturale” e adolescenti che pagano venti euro a notte, bevono alcol dai secchielli e lo vomitano ancor prima di essere arrivati in Hotel? Le grandi stagioni di Rimini erano popolate di famiglie, ma forse qualcuno si ricorda solo com'era la sua adolescenza e non vuol proporre altro. Diteci pure che siamo quelli del “No”, ma noi cittadini come possiamo difenderci da questo corto circuito amministrativo? A noi questo “movimento”, come lo chiamano alcuni, sembra più un ballo di San Vito".

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