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A Rimini un seminario del Csir su “Il caso sammarinese”

Il seminario prevede alle ore 15 il saluto introduttivo di Massimo Fossati, presidente Csir, e alle 15.30 la relazione di Luca Montanari, componente dell’Ufficio di presidenza del Csir,

Si svolge giovedì all’Hotel Sporting di Rimini il seminario Csir “Il caso sammarinese. Buone pratiche di contrattazione frontaliera”, promosso dal Csir (Consiglio sindacale interregionale Rsm – Emilia Romagna – Marche) e dalla Ces (Confederazione europea dei sindacati). Il seminario prevede alle ore 15 il saluto introduttivo di Massimo Fossati, presidente Csir, e alle 15.30 la relazione di Luca Montanari, componente dell’Ufficio di presidenza del Csir, su “Impegno del Csir per la stabilizzazione dei lavoratori frontalieri nella Repubblica di San Marino”, mentre alle 16 la parola passa a Agostino D’Antonio e Paride Neri, rappresentanti delle Federazioni sindacali del settore industriale (Csdl e Cdls). Dopo il dibattito, i lavori saranno conclusi da Michele Berti, presidente del Comitato di coordinamento dei Csir.
 
«Il Csir è un organismo sindacale che si occupa delle problematiche dei lavoratori transfrontalieri, della difesa e promozione degli interessi economici, sociali e culturali dei lavoratori e dei pensionati delle aree interessate – spiega Massimo Fossati, presidente Csir –. Attualmente a San Marino lavorano circa 5.400 frontalieri italiani; tale numero è in leggero calo in quanto la crisi economica fa sentire le sue ripercussioni anche a San Marino (al 31/12/2010 i frontalieri erano 6.159). Un dato importante è quello relativo al peso che i frontalieri hanno nel mercato del lavoro sammarinese. Infatti, su circa 19.000 posti di lavoro, 5.400 sono occupati da frontalieri (più del 30%), tenendo conto che la popolazione residente a San Marino consta di circa 30.000 abitanti».

«I lavoratori frontalieri hanno sempre avuto qualche problema relativamente al lavoro a San Marino. La forza di attrazione di stipendi più alti è stata chiaramente la molla che ha spinto migliaia di italiane e italiani a cercare un posto di lavoro sul Monte Titano, ma fino a non molto tempo fa gli italiani erano discriminati in quanto ai frontalieri poteva essere offerto solo un contratto di lavoro a tempo determinato di 6 mesi, rinnovabile – prosegue Fossati –. Ogni 6 mesi i frontalieri non avevano quindi la certezza del mantenimento del proprio lavoro. L’impegno del Csir, insieme alle organizzazioni sindacali storiche di San Marino, ha modificato questa situazione e ha permesso una forte stabilizzazione di questi lavoratori, istituendo un percorso collegato alla anzianità di lavoro in azienda. Abbiamo attivamente operato, insieme ai parlamentari italiani e alle istituzioni, realizzando iniziative di sensibilizzazione, momenti di informazione pubblica e anche di mobilitazione sindacale per affermare la dignità e pari trattamenti in termini di salario e di diritti».
 
«Centro della nostra azione – aggiunge Fossati – è soprattutto la annosa questione del trattamento fiscale, problema oggi ancora aperto, nonostante la riconferma della franchigia fiscale a 6.700 euro, per il 2013 e 2014, portata a casa nella ultima legge di stabilità.
Si tratta di un passo importante, fermo restando che su questo tema attendiamo l'emanazione di una legge ordinaria o  di una convenzione in grado di rendere certi tutti gli aspetti, fiscali e non, che regolano i rapporti di lavoro tra i due Stati. Vi è poi un problema ulteriore dato dalla formulazione della norma prevista nell’art. 1, comma 549 della legge di stabilità, che sta producendo a nostro avviso effetti negativi  nelle tasche dei lavoratori in quanto, permanendo questa formulazione, gli stessi si vedranno negli anni 2013 e 2014 costretti ad anticipare le imposte dovute attraverso il pagamento di acconti sul 100% del loro reddito, senza tenere conto, in fase di anticipazione delle tasse dovute, della franchigia fiscale di 6.700 euro nuovamente introdotta. Pur essendo solo una anticipazione e non una maggiore imposta da pagare,  questa norma è pesante ed iniqua, vista la situazione di profondo disagio economico che stiamo vivendo».
 
«Infine – conclude Fossati – vi è la questione dell’articolo 56, la cosiddetta “tassa etnica”, cioè la differenziazione di retribuzione tra italiani e sammarinesi, a tutt’oggi odiosa disparità di trattamento sul tema delle detrazioni non fruibili proprio dai lavoratori frontalieri, in quanto non residenti. Senza dimenticare che su tutto ciò pesa la crisi attuale, con i 500 posti di lavoro persi, di cui 100 solo negli ultimi mesi».

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