Accusati di lesioni e falso, chiesta l'archiviazione per due carabinieri di Rimini

I militari dell'Arma avevano inseguito i tre malviventi della banda che stava facendo saltare i bancomat di tutta Rimini. Durante il processo, i ladri avevano accusato i carabinieri di averli picchiati

Si avvia a concludersi con una richiesta di archiviazione, da parte del pubblico ministero Davide Ercolani, il calvario giudiziario che aveva visto come protagonisti due carabinieri di Rimini accusati di lesioni e falso. Tutto era iniziato la notte del 6 febbraio del 2010 quando la pattuglia dell'Arma, impegnata in una serie di controlli del territorio, aveva intercettato sulla Ss16 all'altezza dell'Obi una potente Audi station wagon. All'epoca, la città era nel mirino della banda dei bancomat che, proprio a bordo di un'auto di grossa cilindrata, stava mettendo a ferro e fuoco gli sportelli automatici degli istituti di credito facendoli saltare per aria con l'acetilene.

L'Audi, però, non si era fermata all'at dei carabinieri e, a tutta velocità, aveva innescato un inseguimento lungo le strade di Rimini. La corsa era proseguita fino a Viserba dove, in via Sacramora, un'altra pattuglia aveva allestito un posto di blocco ma, i malviventi, invece di fermarsi hanno preferito andare sbattere violentemente contro l'auto dei carabinieri, finendo poi la folle corsa contro un cancello. Lievemente feriti, i due militari della pattuglia sono comunque riusciti a fermare 3 dei 4 uomini a bordo dell'Audi mentre il quarto é riuscito a fuggire. All'epoca vennero arrestati tre italiani di età compresa tra i 54 e 60 anni: Gaetano Scacco, Rossano Bellan e Paolo Grandini, rispettivamente un siciliano, un padovano e un romagnolo residente nel ravennate. Nel bagagliaio dell'Audi gli uomini dell'Arma trovarono tutta l'attrezzatura per far saltare i bancomat: bombole di acetilene, strumenti da scasso e passamontagna e il trio venne processato.

Durante un udienza, però, i malviventi raccontarono in aula di essere stati picchiati da due carabinieri e che, la loro relazione, non corrispondeva alla verità. Delle affermazioni pesanti che indussero il pubblico ministero che si occupava del processo a trasmettere tutti gli atti in Procura ipotizzando, per i militari, i reati di falso e lesioni personali. Mentre i ladri vennero condannati a pene comprese tra i 2 anni e i 2 anni e 6 mesi, il procedimento giudiziario nei confronti dei carabinieri andò avanti con tanto di perizie e accertamenti ma, nei giorni scorsi, il pubblico ministero Davide Ercolani ha chiesto l'archiviazione ritenendo che tutte le prove raccolte escludono un comportamento illecito da parte dei militari dell'Arma i quali hanno agito scrupolosamente in una situazione di pericolo con professionalità e senso del dovere rischiando, anche, la loro incolumità.

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