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Acqua: "Il servizio nel riminese è al di sopra della media e tariffe in calo"

"I territori- spiega Guerrini- pensino a definire un quadro di governo per mantenere poteri anche per la parte pubblica"

La provincia di Rimini attende per il prossimo anno il risultatato della gara europea per l'affidamento del servizio idrico integrato. E come sottolinea il componente del collegio di Arera, l'Authority nazionale di regolazione per energia, reti e ambiente, Andrea Guerrini, durante il convegno organizzato sul tema questa mattina da Amir, un tema fondamentale è quello della governance. E da questo punto di vista Rimini, tra i primi territori a bandire la gara, può proporsi come modello. "I territori- spiega Guerrini- pensino a definire un quadro di governo per mantenere poteri anche per la parte pubblica". Infatti, precisa, "se la scelta è quella di un partenariato pubblico e privato, il pubblico deve avere il potere di indirizzo e controllo". Altro tema, prosegue, è quello del Recovery fund. "Il settore idrico tra quelli regolati è più avanti nel dialogo con la Commissione europea" e il Piano nazionale idrico ha una lista di un migliaio di interventi per 10 miliardi di euro. Il Sud è "poco rappresentato", conclude, e dove "c'è carenza di infrastrutture si rischia di non avere soggetti capaci di presentare progetti". Da questo punto di vista Arera "può aiutare a definire le proposte e accelerare la capacità di programmazione". Il direttore generale di Utilitalia, Giordano Colarullo, ricorda che il 70% delle infrazioni europee sulla depurazione riguardano impianti del sud, l'Emilia-Romagna è l'unica regione esente, dove le perdite dai tubi superano nettamente il 60%, mentre con la gestione diretta dei Comuni "di fondo non si fanno investimenti": cinque euro contro una media di 40. Invece "dove opera un soggetto industriale, gli investimenti e la loro realizzazione aumentano".

Dunque "è fondamentale fare affidamenti ma c'è anche il rischio che il divario tra Centro nord e Sud tenda ad ampliarsi". Anche sulle "sfide emergenti": nuovi inquinamenti, cambiamento climatico, infrastrutture. L'affidabilità del servizio idrico in Emilia-Romagna, mette in luce il presidente regionale di Confservizi, Luigi Castagna, si deve a "un elevato livello di investimenti" e anche il livello tariffario rappresenta "un ulteriore indice di efficienza". Ci sono una decina di ambiti di gestione con governance diverse, ma "tutte sono il frutto delle scelte degli enti pubblici locali". Dunque "si può affrontare il mercato" come stanno facendo Rimini e Reggio-Emilia. Le perdite del sistema regionale si attestano al 29% e si può ancora "migliorare", sottolinea Castagna: dal 21 % di Reggio-Emilia si arriva al 39% di Ferrara, con Rimini al 25%. La spesa media annua per una famiglia di tre persone è di 511 euro, quando in Italia si oscilla tra 163 e 673 euro. Il costo minore è a Bologna, 336 euro, il maggiore a Forli, 596: Rimini è a 553. Comunque "le tariffe stanno lentamente calando". Ciononostante, conclude Castagna, oltre il 64% dei cittadini della regione non sa quanto paga l'acqua e il 70% non sa dei bonus speciali per le famiglie in difficoltà. "Per il futuro occorre pensare all'impatto dei cambiamenti climatici ed essere resilienti alle modifiche nella gestione del servizio".

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