Acqua, stangata in bolletta: pesano i maxi-costi per le fogne

Se si parla di tariffe all'utenza, per la famiglia media di 3 persone - che consuma circa 140 metri cubi all'anno - la bolletta media 2017 si attesta fra i 200 e i 300 euro

Il costo della bolletta dell’acqua nel 2017 è salito del 5,5% nelle province di Forlì-Cesena e Ravenna e addirittura dell’8% in quella di Rimini, l’aumento più elevato in tutta la regione Emilia-Romagna. E’ il dato che viene diffuso da Atersir, l’agenzia d’ambito che controlla la tariffe dei servizi pubblici in regione. 

“Il livello di incremento più diffuso in regione, pari al 5,5%, è determinato dal graduale allineamento ai livelli previsti dall’Autorità nazionale dell’Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico. Per quanto riguarda Rimini, a ciò si aggiunge anche l’elevata previsione di investimenti nel quadriennio 2016-2019 per l’attuazione del piano straordinario per la tutela della balneazione”, spiega in una nota Atersir. Per quanto riguarda, invece, il principale grossista di acqua che rivende la risorsa idrica ad Hera, vale a dire la società pubblica Romagna Acque, l’aumento che viene riconosciuto dall’Authority è del 2,6%.

In sostanza, se si parla di tariffe all’utenza, per la famiglia media di 3 persone – che consuma circa 140 metri cubi all’anno – la bolletta media 2017 si attesta fra i 200 e i 300 euro all’anno. Gli aumenti massimi in bolletta del 2017 incidono quindi per un valore compreso fra i 16 e i 20 euro all’anno – poco più di 1 euro al mese – per la stessa famiglia media di 3 persone. 

COME SI FORMA LA TARIFFA DELL’ACQUA - Le tariffe del Servizio Idrico Integrato (SII) sono determinate in applicazione dei Metodi tariffari Idrici approvati dall’Autorità dell’Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico (di seguito AEEGSI) che impongono il riconoscimento di determinati costi. Gli enti d’ambito come ATERSIR fanno le istruttorie, verificano i costi e li sottopongono all’approvazione dell’AEEGSI. Infatti le tariffe  2016-2019 per i gestori del SII della Regione Emilia-Romagna sono state approvate dall’AEEGSI con Deliberazione n.715 del 1 dicembre 2016.

FONDO PER GLI UTENTI POVERI - Gli incrementi tariffari, sui quali i sindaci per norma non hanno alcun potere decisionale, sono comunque oggetto di continua attenzione da parte degli amministratori, con particolare riguardo per le utenze in condizioni di disagio economico. Per queste infatti ATERSIR ha istituito uno specifico Fondo per il finanziamento di agevolazioni tariffarie. L’entità di tale Fondo è stata ampliata nel 2016 e 2017 a 4 milioni di euro all’anno rispetto ai circa 2,2 milioni di euro del 2015: tale aumento del fondo ha consentito nel 2016 di garantire a tutti i richiedenti il massimo previsto dall’apposito Regolamento (60 euro all’anno per ogni componente del nucleo familiare in presenza di indicatore ISEE minore o uguale a 2.500 euro, 40 euro all’anno per ISEE compreso tra 2.500 euro e 10.000 euro).

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INVESTIMENTI - Sulla tariffa, vista la quasi totale assenza di finanziamenti pubblici, incidono anche gli investimenti; si tratta di oltre 175 milioni di euro per tutta la regione corrispondenti  a circa 40 euro per abitante all’anno, valore più alto della media del nord Italia pari a 34 euro per abitante all’anno. Gli investimenti realizzati sono quelli che consentono alla Regione Emilia-Romagna (con pochissime altre nel paese) di evitare procedimenti e sanzioni per infrazione comunitaria dovuta agli scarichi delle acque non depurati o depurati in maniera non adeguata. Si tratta di cifre non trascurabili; l’importo delle sanzioni annue è per l’Italia di 480milioni corrispondenti a circa 8 euro per abitante per ogni anno a partire dal 2016. Per i territori che le hanno ricevute, si tratta di un costo improduttivo che drena al sistema una percentuale rilevante delle risorse che servirebbero per fare gli investimenti necessari. Tuttavia, anche le nostre infrastrutture – pur di un buon livello qualitativo - necessitano per il loro  mantenimento e adeguamento a standard gestionali e ambientali sempre più elevati, di costanti e continui investimenti: basti pensare che nel resto d’Europa, in realtà come la Francia e il Regno Unito, l’investimento medio annuo procapite nazionale nel settore idrico è almeno quattro volte quello italiano, valori assai più elevati si raggiungono in Germania e Danimarca. 

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