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Addio a Elio Tosi, l'imprenditore del mitico Embassy: fra gli ospiti del locale Mina, Buscaglione, Fellini

Nel 2018 l'amministrazione comunale gli ha conferito il Sigismondo d'oro, un'onorificenza che lo aveva lasciato senza parole e riempito d'orgoglio

Il suo Embassy è stato il locale culto degni anni ‘50 e ’60 e non solo per la riviera. Il patron Elio Tosi ha ospitato leggende come Mina, Ornella Vanoni, Giorgio Gaber, Walter Chiari, Lucio Battisti e Fred Buscaglione. Una lunga storia costellata di successi, lavoro, sfide e sogni. Un'avventura di cui andava fiero e orgoglioso. Rimini perde un pezzo della stua storia. Elio Tosi si è spento nella notte fra mercoledì e giovedì, all'età di 91 anni, in seguito a un malore. I funerali sono in programma sabato, alle 10, nella chiesa di San Girolamo, a Marina Centro (la veglia di preghiera è venerdì in parrocchia alle 20.30). 

Nel 2018 gli era stato conferito il Sigismondo d'oro, quasi una sorpresa per lui. Tosi nasce nel 1930, e dopo una gacetta come barman e cameriere al Dancing Savioli la svolta arriva nel 1955. Quell'anno diventa responsabile del bar all’Embassy, il locale di Marina Centro tra i più celebri in Italia. Tosi segue anche il ristorante e i concerti all'aperto. Dal 1964 al 1968 è al Paradiso, la nuova discoteca di Covignano che anche grazie a Tosi diventa un mito nazionale e internazionale. Nel 1968 torna all’Embassy, trasformando l’American bar con tavola calda in un ristorante imperdibile per attori, cantanti, artisti. Per oltre 40 anni.  

A ricordare con grande commozione Tosi è il sindaco di Rimini Andrea Gnassi: "Confesso di avere provato un doloroso smarrimento alla notizia della scomparsa di Elio Tosi. Difficile trovare le parole per ricordare un amico (da bambino mio padre mi portava a volte al suo ristorante), un galantuomo, il protagonista di una storia lunga quasi un secolo in cui la leggenda di Rimini si è intrecciata a milioni di storie individuali, nessuna uguale all’altra".  

Continua il primo cittadino: "I ricordi si affastellano ed è difficile dargli forma razionale. Parto dal più istituzionale, cioè la cerimonia di consegna del Sigismondo d’Oro 2018. Non ci credeva, Elio. Si schermiva. ‘Perché io?’. Poi partiva con il racconto della sua vita, l’epopea di una città letteralmente sbriciolata dalle bombe e poi risorta come l’araba fenice. Non per grazia ricevuta, ma grazie al lavoro di persone perbene come Tosi. Gli straordinari aneddoti legati al mito dell’Embassy e delle celebrità che lo frequentavano sotto l’occhio discreto e competente di Elio e le ‘carezze’ culinarie della moglie Rita (il tavolo per Fred Buscaglione, i tagliolini allo scoglio per Mina, le canocchie a Gianni Morandi, i maccheroncini ‘dell’Embassy’ per Mike Bongiorno) venivano porti con quella sobrietà che è tratto tipico dell’eleganza naturale e di una umanità profonda, figlie di fatica senza mai un lamento".

Tosi raccontava che la sua era stata una vita di sacrifici. "Si sfacchinava, io e mia moglie, tutto il giorno. Mai una pausa - raccontava Tosi - Anche quando andavo a fare la spesa non mi rilassavo: cercavo le cose migliori e non era facile trovarle. Ma se tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto". E Gnassi evidenzia: Magari oggi molti si chiederebbero il perché di questa passione. Lo spiegava Elio con parole semplici: ‘Facevamo a gara tra noi a chi faceva star meglio l’ospite. Se stan bene loro, stiam bene anche noi’. E al di là di tutto, delle sovrastrutture, delle analisi, dei modelli, se si dovesse indicare in una sola cosa il segreto della fortuna di Rimini, forse starebbe proprio in quella frase. E in una stretta di mano: la sua, forte come il bene che aveva per la sua famiglia e per la sua città".  

Gnassi ricorda ancora: "Insieme agli amici di una vita- Aureliano, Nadi Fiori, Giulio- una volta all’anno, si abbandonava a una ‘zingarata’ in città a bordo di una sfavillante limousine bianca, come se fossimo a Beverly Hills e non a Covignano (che poi è uguale). A tavola aneddoti da riempire un’enciclopedia. A uno di quei pranzi, Elio mi raccontò di Fellini, di quando portava ‘due passatelli in brodo’ all’amico Federico sul letto d’ospedale a pochi mesi dalla morte. Un gesto d’affetto per l’amico, porto con la stessa cura e uguale stile verso gli ospiti del suo ristorante, quella cifra personale che nel tempo è diventata l’anima di Rimini, del suo essere ‘isola bella’ per uno, due, tre mesi all’anno di una Nazione alle prese con infiniti tormenti".  

E, ancora: "Elio Tosi è stato prima di tutto un uomo e una grande persona. E questo potrebbe riempire non una, ma almeno tre vite. Ma poi ha saputo fare di più e di meglio per sé e per la propria città: ha dato l’esempio. L’esempio che sono le nostre azioni, i nostri pensieri, le nostre mani a modellare il presente e il futuro, e non per forza viceversa. È sempre stato pioniere presente a se stesso, termine che non per forza è sovrapponibile alla sola gioventù ma è uno stato permanente dell’anima. Darti una pacca sulle spalle, accompagnata dal consiglio ‘B-sogna andè aventi!’ era un moto istintivo e semplice per invitare a non guardarsi indietro, a credere nel cambiamento come progresso, l’invito a essere generosi in un mondo che troppo spesso vede i padri mangiarsi per egoismo il futuro dei figli. Se Rimini oggi è forte e punto di riferimento internazionale in molti aspetti non solo economici, lo si deve anche a uomini come Elio Tosi. Ringraziarlo e ringraziare le persone come lui non è mai abbastanza".  

Confcommercio e Fipe della provincia di Rimini hanno appreso con grande tristezza della scomparsa di Elio Tosi, tra gli imprenditori che hanno contribuito a fare grande la città di Rimini e il sistema associazionistico locale dei pubblici esercizi,  ricoprendo per lunghi anni un ruolo di referente e nel direttivo di FIPE Rimini. Lo ricordano con grande affetto e stima l’attuale presidente di Confcommercio, Gianni Indino, il presidente di Fipe provinciale, Gaetano Callà e l’ex presidente di Confcommercio provinciale, Richard Di Angelo. “Elio è stato un grande amico – dice Gianni Indino - e i ricordi che mi legano a lui rimarranno impressi nella  mia memoria. Ho lavorato all’Embassy e ricordo le nostre partite a carte quando si chiudeva la discoteca, ma prima ancora appena arrivato a Rimini, ricordo le mie cene al suo ristorante, consumate al bancone perché dovevo risparmiare. Erano altri anni, ma fino ad oggi è rimasta immutata in Elio Tosi la saggezza, la voglia di scherzare e di mettere tutti a proprio agio. Pregi che lo hanno fatto grande e lo faranno rimanere nel cuore di chi lo ha conosciuto”.

“Mi piace ricordarlo come imprenditore illuminato – dice Gaetano Callà - sempre all’avanguardia, con una visione del futuro che non ha tenuto solo per sé o per il suo locale, ma ha regalato a tutta la città impegnandosi nell’associazione. Un visionario, con cui abbiamo mosso i primi passi di quella promo commercializzazione del nostro territorio che ora è diventata imprescindibile. Insieme abbiamo creato tanti eventi in giro per l’Europa per fare conoscere e apprezzare Rimini, molte volte anche con lo chef Gino Angelini. Penso al viaggio in Belgio per i dieci anni del gemellaggio Rimini-Seraigne, a Rimini Cinema con la serata di gala all’Istituto per la Cultura Italiana a Parigi con Alain Delon e tanti altri attori famosi, fino alle fiere del turismo come la BIT di Milano. Elio è stato il fulcro di tutto questo e da lui ho imparato davvero tanto. Sono commosso e mi stringo al dolore della famiglia: lo porterò sempre nel cuore”

“Elio Tosi è stato un valore aggiunto per Rimini, una vera bandiera – ricorda Di Angelo –, non solo perché il suo locale ha fatto la storia della nostra città per i turisti e per i riminesi, ma anche perché si è sempre impegnato in prima persona per Rimini, per renderla sempre migliore. Ricordo che insieme abbiamo fatto una battaglia tanti tanti anni fa perché si valorizzasse la zona mare, dando vita al primo Comitato del Mare. Elio, io ed altri volenterosi siamo riusciti a convincere l’allora amministrazione ad abbellire Marina Centro posando quel pavimento di porfido su cui ancora oggi camminiamo. Avrei davvero tanti aneddoti, ma di Elio mi piace ricordare la passione per il suo lavoro, per la sua città e anche per la Fipe, in cui ha passato tanti anni certo come era che solo collaborando insieme si potessero ottenere i migliori risultati. E aveva ragione”.

Il Sigismondo d'oro nel 2018

Le motivazioni lette durante la cerimonia di consegna: 

"Per avere ‘vestito’ di stile, discrezione, cura nei dettagli, creatività, la cultura di accoglienza all’ospite, contribuendo al successo e alla fortuna di un modello di accoglienza turistica che ha garantito benessere e lavoro per la comunità riminese  
Per avere saputo, con la sua famiglia e con i suoi collaboratori, esaltare la tradizione e i saperi delle passate generazioni nell’arte della cucina, tramandandone la ricchezza e l’attualità grazie a un lavoro che ha miscelato artigianalità e ricerca, per promuovere le eccellenze del territorio   Per essere stato pioniere di un nuovo modo di esaltare Rimini e la sua dimensione internazionale, grazie ai sacrifici, alla gavetta, a un lavoro infaticabile che ha consentito alla nostra città di rinascere dopo la distruzione della Seconda guerra mondiale".

Chiosa Gnassi: "Bello, ma adesso mi rendo conto che le parole più alte e toccanti non possono circoscrivere la ricchezza di vite come questa, eredità che con discrezione e eleganza lascia a disposizione di tutti o almeno di chi vorrà coglierla. ‘Siamo fatti della nostra piccola città, dei suoi muri, delle storie che sappiamo di lei e di altri come noi. Siamo fatti di quell’aria lì’. Qui a Rimini, Emilia Romagna, Italia, mondo. Ciao Elio, ci mancherai, mi mancherà la tua stretta di mano, forte e solcata dai segni della fatica e del lavoro. La mano generosa dei nostri genitori, dei nostri nonni. Noi, a Rimini, siamo fatti di queste cose qui".  

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