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Agricoltura, il presidente di Coldiretti: "Serve un ricambio generazionale e una filiera di comunità"

"E' l'attività del futuro. Riportiamo il settore primario al centro del Paese e della nostra provincia"

Per molti anni in Italia in tanti, troppi, hanno pensato che l’agricoltura fosse un'attività legata ormai ad un passato remoto e forse qualcuno lo pensa ancora come sottolinea anche lo spot pubblicitario di una nota marca di dentifricio nel quale si vede un trattore nei campi seguito dall’incipit-slogan “quando dicono che non sono un vero imprenditore, io sorrido”. E anche noi di Coldiretti, sorridiamo. Ma a denti stretti. Perché siamo convinti che l’agricoltura sia il settore del futuro: quello dove i nostri figli potranno trovare opportunità per un lavoro qualificato. Abbiamo in mente un’agricoltura diversa ed è quella che stiamo provando a realizzare.

“Che l’agricoltura debba essere al centro del Paese e asse di sviluppo - precisa Guido Cardelli Masini Palazzi, Presidente di Coldiretti Rimini – è risultato ancor più evidente in questi mesi di Covid-19 durante i quali è emersa tutta la strategicità del settore. Mentre i cittadini erano chiusi in casa e le imprese erano ferme, agli imprenditori agricoli, ai contadini, considerati spesso e a torto ‘socialmente marginali’, è stato chiesto un ulteriore sforzo: garantire la sussistenza e quindi la normalità all’Italia intera, lavorando in condizioni ancora più complesse del solito. E l’agricoltura, quella che produce, trasforma e commercializza, ha risposto presente. Come sempre”.

Tutti hanno potuto toccare con mano l’importanza della ricchezza agricola del nostro paese, “un bene prezioso, il Made in Italy agroalimentare, sottolinea il Direttore di Coldiretti Rimini, Anacleto Malara – da tutelare e valorizzare partendo dalla ferma condanna di chi specula sull'emergenza mettendo in atto, come avvenuto in questi giorni lungo la filiera del latte, comportamenti pregiudizievoli nei confronti degli allevatori che si sono visti tagliare i compensi con la scusa di sovrapproduzione mentre milioni di litri di latte straniero arrivavano e arrivano in Italia. E al tempo stesso – prosegue il Direttore – è ora di porre fine alle aste al ribasso, strumento che strozza letteralmente l'agricoltore, è ora di riconoscere la giusta remunerazione agli agricoltori, che, anche senza riflettori puntati addosso, lavorano in ogni condizione consentendo al Paese di reggersi in piedi”.

Un’altra battaglia storica di Coldiretti è la chiarezza sulla provenienza dei prodotti e in un momento difficile per l’economia tutta dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al cibo italiano. A questa importante battaglia si è aggiunto da pochi giorni un altro tassello col via libera dell’Unione Europea all’etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello, necessaria al fine di smascherare una volta per tutte l’inganno della carne straniera spacciata per italiana (come peraltro chiede il 93% dei cittadini che ritiene importante conoscere l’origine degli alimenti secondo l’indagine on line del Ministero delle Politiche agricole).

Il decreto, fortemente sostenuto da Coldiretti, dopo la scadenza dei 90 giorni dalla notifica, periodo entro la quale la Commissione UE avrebbe potuto fare opposizione, ora dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per entrare in vigore ed andrà poi ad aggiungersi agli altri provvedimenti che hanno reso obbligatoria l’indicazione della provenienza del grano per la pasta, del riso, del pomodoro e del latte, la cui validità è stata recentemente prorogata fino al 31 dicembre 2021.

Da ultimo, al centro del progetto Coldiretti per “un’agricoltura del futuro”, c’è la necessità di agevolare il ricambio generazionale all’interno del settore perché – come spiega il Vice Direttore di Coldiretti Rimini, Giorgio Ricci – è vero che i giovani vogliono tornare alla terra, ed è giusto incentivare tale fenomeno sociale puntando su contributi, sgravi, mutui agevolati, ma occorre anche rendere più accessibili questi ‘strumenti’, spesso difficili da approcciare per motivi tecnici e burocratici (pensiamo ad esempio ai molti bandi ai quali si accede tramite il click-day e non per una graduatoria meritocratica). E’ necessario – conclude Ricci – assicurare a chi ha intrapreso o vuole intraprendere l’attività agricola le ‘garanzie minime’ per potere fare impresa, quindi disponibilità di acqua attraverso un piano infrastrutturale serio e concreto, ma anche azioni efficaci per prevenire e fronteggiare i danni da fauna selvatica e, da ultimo ma non certo per importanza, la costruzione di una filiera sociale e di comunità, controllata dalle istituzioni e tale da assicurare la giusta remunerazione al produttore e la certezza della provenienza al consumatore”.

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