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Aids, vietato abbassare la guardia. Calano i casi nel riminese

Limitando l’analisi all’ultimo anno, vi sono state 35 nuove diagnosi (incidenza 10,6 per centomila). Dunque un calo rispetto agli anni precedenti: nel 2009 l’incidenza era stata del 13,8

Con l’Aids non si può abbassare la guardia. La sensibilizzazione è ancora molto importante, anche perché la maggior parte dei contagi avviene attraverso rapporti sessuali, evidentemente non protetti. E’ quanto emerge dai dati, da cui salta fuori che a Rimini vengono “intercettati” numerosi casi, anche in virtù di coloro che “arrivano” da fuori provincia e pure dall’estero. Anche se, va detto, nell’ultimo anno vi è stato un calo di incidenza.

I dati. Nel periodo 2006 – 2011 presso l’unità operativa di “Malattie Infettive” dell’Ospedale di Rimini sono state prese in carico 286 persone. Di queste, 198 erano residenti in provincia di Rimini, altre 14 in altre province dell’Emilia Romagna, quindi 27 da altre province italiane e 43 dall’estero (la nazionalità di un paziente non è nota). L’incidenza media annuale nei residenti è di 11,5 casi per centomila abitanti. Limitando l’analisi all’ultimo anno, vi sono state 35 nuove diagnosi (incidenza 10,6 per centomila). Dunque un calo rispetto agli anni precedenti: nel 2009 l’incidenza era stata del 13,8 e nel 2010 addirittura del 14,8 per centomila.

Interessante la suddivisione per sesso: tra le donne l’incidenza è di 4,4 casi per centomila abitanti (sotto la media regionale che è del 4,8), tra gli uomini sale al 19 per centomila (sopra la media regionale che è del 13,3 per centomila). Per quanto attiene alle modalità del contagio, oltre il 60 per cento dei casi è ancora per rapporto sessuale eterosessuale. Seguono i rapporti omo-bisessuali (circa 20 per cento), quindi uso di droghe del tipo iniettivo e altre modalità.

“Al di là dei dati – esorta il dottor Andrea Boschi, che porta avanti un incarico di alta specializzazione proprio sull’Aids presso l’Unità Operativa di “Malattie Infettive” diretta dal dottor Massimo Arlotti – ciò che più conta, e che dobbiamo ricordare e dire ad alta voce, specialmente nella ricorrenza della giornata contro l'Aids del primo dicembre, ma non solo, è che ancora troppi pazienti arrivano alla diagnosi di sieropositività quando è tardi, con diagnosi di Aids ormai conclamata".

"Dal momento dell'infezione alla diagnosi passano in media 7 anni ed è per questo che ci sono molte persone con infezione da hiv che non sanno di esserlo. Invece è importantissimo arrivare alla diagnosi presto, poiché con le più recenti terapie antiretrovirali si può evitare l'evoluzione dell'infezione: le persone in cui viene fatta una diagnosi precoce e che fanno correttamente la terapia hanno un'aspettativa di vita pari alle persone senza infezione da hiv. - chiosa Arlotti -. La diagnosi precoce inoltre riduce la trasmissione dell'infezione: le persone che sanno di avere l'infezione da hiv riducono i comportamenti a rischio e, grazie alla terapia, si riduce la probabilità di trasmissione dell'infezione”.

Per fare l’esame dell’Hiv, qualora si abbia il minimo dubbio, è possibile rivolgersi, in via del tutto anonima, al reparto di “Malattie Infettive” dell’Ospedale “Infermi” di Rimini. E per qualsiasi informazione è possibile contattare il numero verde del Sistema Sanitario Regionale, 800033033.
 

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