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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

L'allarme degli agricoltori: "Con il progetto della Variante verrà cancellato il 26% dei terreni agricoli"

Intervengono le associazioni di categoria degli agricoltori. Lorenzo Falcioni (Cia Romagna): "L’opera è andata avanti, questa è una ferita importante per Rimini Nord"

“Quando la terra va a finire sotto l’asfalto non tornerà mai più agricola”, così Lorenzo Falcioni (vice presidente vicario di Cia Romagna) motiva la posizione dell’associazione a fronte del progetto relativo alla Variante della Statale 16. Le associazioni di categoria, presenti in aula durante il consiglio comunale, non hanno mai detto di essere contrarie alla realizzazione della nuova strada, piuttosto chiedevano alternative meno impattanti. Lo chiedono da decenni. Perché il peso che l’infrastruttura avrà sull’agricoltura è di impatto: secondo i numeri snocciolati da Cia Romagna, con la nuova variante verrà cancellato il 26% del terreno agricolo coltivabile presente nella Provincia di Rimini.

Moreno Polidori, segretario di Confagricoltura motiva: “Lamentiamo alcune situazioni, soprattutto la mancata puntuale verifica dello spezzettamento aziendale, che può essere evitato, garantendo la sopravvivenza; la viabilità minore e a correndo lo sgrondo delle acque piovane. Come Confagricoltura riteniamo che con il buon senso si può trovare una soluzione ottimale, ma con un minore impatto agricolo senza rinunciare all’opera”.

Mentre alcuni primi cittadini dei comuni limitrofi sottolineano come sarà impossibile trovare una soluzione per soddisfare tutti, la Cia Romagna sottolinea come già nel decennio dal 2000 al 2010 i terreni agricoli erano diminuiti del 18%. Ora via ulteriori appezzamenti: “Quando la terra va a finire sotto l’asfalto non tornerà mai più agricola – è la frase emblematica di Lorenzo Falcioni. Che aggiunge: “Noi non siamo mai stati contro l’opera, ma contro il fatto che impatta troppo sul territorio agricolo di Rimini Nord. Il 44% delle insalate a foglia prodotto in Emilia Romagna vengono da quel territorio. Non si possono fare quelle culture in altre località. Già nel 2010 tutti abbiamo detto: così non va bene. Anche la Regione, nel luglio 2010, segnalò ad Anas di valutare un percorso alternativo. L’opera è andata avanti, questa è una ferita importante per Rimini Nord”.
 

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