Allarme di NIDIL CGIL Rimini: "Lavoratori precari fuori dal decreto Rilancio"

"Chiediamo incontro urgente al Presidente della Provincia perché l’occasione deve portare in questo territorio a ripensare strutture e strumenti istituzionali diversi"

A lanciare l'allarme è la NIDIL CGIL Rimini che denuncia come "Il Covid–19  ha messo in luce tutta la fragilità del nostro Sistema Paese, la differenza delle condizioni, il divario profondo tra territori e, soprattutto, fatto emergere ampi strati di sottoccupazione, disoccupazione e lavoro nero. Tratti evidenti anche nella nostra Provincia. Sono infatti migliaia le persone che in questi mesi si sono rivolte alle nostre sedi confermando condizioni di precarietà lavorativa e povertà. I decreti approvati dal Governo hanno tentato di dare temporanee risposte ma, anche in fase di conversione in legge, il decreto Rilancio non pone rimedio all’esclusione di diverse figure. I collaboratori autonomi occasionali, per esempio, che non sono iscritti alla gestione separata dell’Inps perché hanno redditi inferiori ai 5mila, impiegati nel turismo, nello spettacolo, nel food delivery, considerato essenziale nei giorni più duri della quarantena. Tutti questi lavoratori sono stati esclusi dalle indennità Covid-19 e si trovano senza reddito e senza lavoro dall’inizio dell’emergenza. Nella stessa situazione si trovano i collaboratori coordinati e continuativi con contratti di lavoro “sospesi”, senza reddito ma non disoccupati, che per maggio non rientrano tra i beneficiari delle indennità e neppure della disoccupazione (Dis-coll). E i somministrati con contratto stagionale nei settori diversi dal turismo e dagli stabilimenti termali: la loro esclusione non riesce a essere recuperata neppure durante l’iter parlamentare di conversione. Il tratto dei prossimi mesi si preannuncia pericolosamente incerto per tutti questi lavoratori già fragili perché provenienti da quel contesto di condizioni. E’ per questo motivo che chiediamo un incontro urgente al Presidente della Provincia, perché l’occasione deve portare in questo territorio, a ripensare strutture e strumenti istituzionali diversi, attraverso accordi territoriali. Non bastano le parole e la buona volontà, occorre agire. In fretta.

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