Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca

Allevatori in allarme: "Lupi a meno di 50 metri dai vitellini appena nati"

Il Presidente di Sezione Coldiretti Daniele Zerbini di Miratoio a tu per tu col predatore ha salvato il proprio animale: "La mucca era indifesa"

"Con il ritorno del lupo, il lavoro dei pastori e degli allevatori è notevolmente cambiato divenendo – afferma il Presidente di Coldiretti Rimini Guido Cardelli Masini Palazzi  – sempre più complesso e oneroso e stravolgendo le abitudini di una pratica storica. Non è infatti più possibile lasciare gli animali allo stato brado, impiegando il tempo in tutte le altre attività che caratterizzano il lavoro in montagna, dalla mungitura del latte alla fienagione. Negli ultimi anni si è infatti reso necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle da attacchi di lupi poiché recinzioni (in certi casi impossibili da realizzare) e cani da pastore a volte non sono sufficienti a scongiurare il pericolo". L’ultimo caso qualche giorno fa quando il Presidente di Sezione Coldiretti Daniele Zerbini di Miratoio (Pennabilli) titolare dell’omonima azienda agricola, solo per puro caso ha salvato un vitellino appena nato dall’aggressione di un lupo. “Sapendo che la mucca doveva partorire sono andato a verificare la situazione ed ho allontano un lupo che era a soli 50 metri dal vitellino - racconta Zerbini - al momento del parto la mucca si isola ed è indifesa contro l’attacco dei lupi che spesso oltre al nascituro aggrediscono anche la madre.

"Questo controllo in passato non era necessario – ribadisce Alessandro Corsini, Direttore di Coldiretti Rimini - ed ora invece è un’attività dispendiosa in tempo e denaro e a volte non è possibile neppure rimediare al problema se non ricoverare gli animali in stalla anzitempo stravolgendo un metodo di lavoro tradizionale e consolidato nel tempo. Oltre a dover fare la conta dei danni diretti, quelli relativi agli animali uccisi, gli allevatori subiscono anche pesanti perdite economiche indirette, per i quali non è prevista alcuna forma di indennizzo. In seguito agli attacchi da lupi, infatti, oltre agli animali che si disperdono (e se le carcasse non vengono trovate l’allevatore non ha nemmeno diritto al risarcimento), c’è da mettere nel conto lo stress subito dagli animali che provoca aborti e drastiche riduzioni della produzione di latte, tutti fattori che comportano enormi danni economici".

"I risarcimenti – conclude il Direttore Corsini – dovrebbero quindi essere congrui ai danni diretti e indiretti subiti perché i soldi pubblici non sono certo un arricchimento o un aiuto indebito, ma solo un dovuto sostegno a chi deve ricostituire un’azienda compromessa da fattori esterni, come appunto i lupi che, in condizioni normali non dovrebbero potersi spingere nelle nostre realtà territoriali fino ad una mandria al pascolo o ad un gregge E’ chiaro che questa criticità si aggiunge alle altre attuali che hanno costretto o porteranno alla chiusura delle attività di allevamento e all’abbandono della montagna e delle aree interne".

"Viene il dubbio – evidenzia Giorgio Ricci, Vice Direttore di Coldiretti Rimini - che si voglia privilegiare in queste zone la presenza degli animali selvatici in generale e la scomparsa della presenza dell’uomo con l’abbandono delle famiglie che si occupano di allevamento e agricoltura, ma anche dei giovani che faticosamente sono tornati o hanno creduto all’attività dei genitori per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane di mucche, capre e pecore. Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio. Senza i pascoli – conclude Ricci – le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città".

Mucca e vitellino

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