CLAMOROSA DECISIONE: il Cocoricò non aprirà dopo la sospensione

E' un susseguirsi di colpi di scena sul Cocoricò, dopo la morte del sedicenne Lamberto Lucaccioni, deceduto per overdose alcune settimane fa. Dopo la mano pesante del Questore di Rimini, Maurizio Improta, ecco la reazione

E' un susseguirsi di colpi di scena sul Cocoricò, dopo la morte del sedicenne Lamberto Lucaccioni, morto per overdose alcune settimane fa. Dopo la mano mano pesante del Questore di Rimini, Maurizio Improta, che alla luce degli ultimi avvenimenti ha deciso per la chiusura del Cocoricò per 4 mesi a partire da domenica scorsa, ecco che arriva la risposta a sorpresa del locale: altro che 4 mesi, il Cocoricò non riaprirà più. La clamorosa decisione è stata annunciata in una conferenza stampa lunedì a Roma da Fabrizio De Meis.

L'annuncio di oggi è che Cocoricò chiude. Con questo provvedimento non riapre. "Chiudere un'azienda per quattro mesi, soprattutto in questo periodo, significa decretarne la chiusura definitiva - spiega De Meis. - Duecento famiglie si troveranno senza lavoro, senza che questo significhi aver combattuto davvero lo sballo e la droga. Io mi auguro che si trovi una soluzione prima che sia troppo tardi. Noi abbiamo proposto di fare un tampone a chiunque entra nel locale. In caso contrario dobbiamo alzare bandiera bianca". Il portavoce Luigi Crespi spiega che con la sospensione si perde il fatturato di un anno. "Noi faremo comunque ricorso al Tar. Ma intanto portiamo i libri in tribunale", dice Crespi.

Sul fronte dell'indagine da parte della Guardia di Finanza, che sta indagando su una maxi evasione fiscale della passata gestione del Cocoricò, De Meis ha specificato di "non aver ricevuto nessuna notifica". "Se ci sono problemi fiscali - ha aggiunto il portavoce Luigi Crespi - ci sono in ogni caso luoghi e circostanze dove i titolari si devono difendere. La finanza faccia le indagini e gli approfondimenti. Ma questa è un'altra vicenda." Nessuna attinenza neppure con il Rimini calcio. "In questa vicenda non c'entra nulla", risponde seccamente De Meis. Le Fiamme Gialle, tuttavia, stanno indagando su un'evasione fiscale di oltre 10 milioni di euro. La Finanza, alla fine di aprlie, ha concluso una verifica fiscale sulle gestioni della discoteca e almeno due dei passati amministratori sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati. Uno di questi sarebbe Marco Palazzi, amministratore della società Piramide srl, che nel 2012 riceve in subaffitto d'azienda dal Gruppo Cocoricò, la gestione del locale.

Gli accertamenti fiscali riguardano la Piramide srl e partono dal 2012, mentre il 2014 resta fuori perchè il bilancio non è stato ancora approvato. L'anno sotto la lente di ingrandimento sarebbe il 2013. Palazzi poi risulta anche amministratore e socio all'1% della società "Titilla Beach", società nata all'inizio del 2015, che gestisce un locale sulla spiaggia di Riccione, mentre la quota di maggioranza il 99% è del Gruppo Cocoricò, società a sua volta divisa in due tra DBH srl 66,76 % (della qualesocio al 100% è De Meis) e Elmar srl 33,24% (amministratore Palazzi, mentre i soci sono due uno dei quali un sammarinese). Nell'ultima società che gestisce il Cocoricò, Mani Avanti srl, le quote societarie sono divise tra 4 soci, tra cui Palazzi e De Meis, e al momento non sarebbe interessata dall'indagine penale.

Intanto, secondo quanto dichiarato dal Codacons, "desta sconcerto la decisione del Cocoricò di ricorrere al Tar contro la misura del questore di Rimini che ha disposto la chiusura del locale per 4 mesi e siamo pronti a presentare un controricorso al Tar per difendere il provvedimento". "Non solo si tratta di una sanzione leggera, ma addirittura la gestione del locale intende impugnare un provvedimento che appare corretto e doveroso sotto ogni punto di vista - scrive il presidente, Carlo Rienzi. - Preferiamo poi non commentare le affermazioni circa le perdite economiche del Cocoricò legate alla chiusura dopo la morte di un ragazzo di 16 anni, poiché riteniamo si commentino da sole. Annunciamo fin oggi un controricorso al Tar per difendere il provvedimento della Questura, e chiederemo ai giudici di rigettare le istanze della discoteca. Ciò che si finge di non capire è che la chiusura del locale non è stata disposta per fermare l'uso di droghe in Italia, ma perché la discoteca non ha saputo evitare e prevenire una serie di gravi episodi avvenuti negli ultimi anni all'interno della struttura".

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