Anteprima report demografico 2020: con il covid il numero dei morti a Rimini aumenta del 25,9%

Si contano 401 morti in più rispetto alla media annuale registrata tra il 2015 e il 2019. L'assessore Montini: "I numeri non mentono, il negazionismo sì"

I riminesi deceduti nel 2020 sono il 25,9% in più rispetto alla media/anno del quinquennio precedente. In cifre, si traduce in 1951 decessi, ovvero 401 morti in più rispetto alla media annuale di 1.550 fatta registrare dall’anagrafe riminese tra il 2015 e il 2019. Sono queste le prime anticipazioni del report demografico 2020, in fase di pubblicazione. 

tabella - rimini - anteprima report demografico - per anno 2020 - covid-2

Non si tratta di un aumento dettato solo dagli effetti della pandemia sanitaria, ma la correlazione è evidente. Anche se il valore reale della letalità non si può conoscere e la stima perfetta non esiste, l’Istat ha utilizzato come parametro statistico più affidabile e omogeneo per l'Italia quello di “eccesso di mortalità”.
Di cosa si tratta? l’eccesso di mortalità confronta tutte le morti, per qualsiasi causa, avvenute in una certa settimana o mese o anno con quelle che, secondo calcoli statistici, si sarebbero verificate in assenza della pandemia, in genere facendo riferimento alla media degli ultimi cinque anni. Questo dato può fornire un quadro non distorto dell’impatto della pandemia e della sua gravità.

Le nascite

Sul saldo naturale di Rimini per il 2020 contribuisce anche la tendenza in calo delle nascite, già in atto da diversi anni. Tuttavia, se si prendono in considerazione i mesi di novembre e dicembre, ovvero quelli correlabili a livello di natalità con in primi mesi del lockdown, vi è un leggerissimo aumento rispetto al 2019 (novembre 2020: 80 nuovi nati – erano 75 nel 2019; dicembre 2020: 85 nuovi nati – erano 80 nel 2019).

Uno sguardo ai dati nazionali

L’Istat calcola che,” nel periodo di osservazione dell’epidemia di Covid-19 (febbraio-novembre 2020) si stimano complessivamente in Italia circa 84 mila morti in più rispetto alla media dello stesso periodo 2015-2019”. Sempre l’Istat rileva che se “si considerano i contributi per fasce di età dei decessi Covid-19 alla mortalità generale si può notare come, a livello nazionale, la mortalità Covid-19 abbia contribuito al 4% della mortalità generale nella classe di età 0-49 anni, all’8% nella classe di età 50-64 anni, all’ 11% nella classe di età 65-79 anni e all’8% negli individui di ottanta anni o più”.

L’aumento dei decessi della prima e seconda ondata in Emilia - Romagna

Estrapolando dati a livello regionale, l’Istat certifica che in Emilia-Romagna si è registrato un incremento di decessi pari a+69% a marzo, in corrispondenza della prima ondata e, in maniera più ridotta ma altrettanto significativa, del +34,5% a novembre, in concomitanza con la seconda ondata.

Le fasce di età

Se si considerano i contributi per fasce di età dei decessi Covid-19 alla mortalità generale si può notare come, a livello nazionale, la mortalità Covid-19 abbia contribuito al 4% della mortalità generale nella classe di età 0-49 anni, all’8% nella classe di età 50-64 anni, all’ 11% nella classe di età 65-79 anni e all’8% negli individui di ottanta anni o più.

“Sono numeri che non lasciano spazio a interpretazioni – commenta Anna Montini, assessore alla statistica del Comune di Rimini –. Se pensiamo che dietro ognuno di questi numeri si nasconde una vita umana, non possiamo che provare un brivido leggendo questi dati. E sono dati che andrebbero letti soprattutto da chi, ancora oggi, minimizza, dubita, se non addirittura nega l'impatto della pandemia sulla popolazione mondiale. I numeri non mentono, il negazionismo sì. sono cifre che confermano le conseguenze del Covid-19, evidenziando la necessità e l’urgenza delle difficili, ma doverose, misure di restrizione prese a livello nazionale e locale per contrastare la pandemia sanitaria e anche in modo da non ostacolare una campagna vaccinale che deve viaggiare spedita, proprio per evitare altre morti e reti ospedaliere congestionate. Le restrizioni certo, ma anche la grande speranza legata al piano vaccinale intrapreso. Sacrifici necessari, e tante precauzioni, che siamo tutti chiamati a rispettare e ad adottare, per il bene collettivo. È solo attraverso un impegno coordinato e condiviso che potremo uscire, speriamo il prima possibile, da questa pandemia”.

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