Aquarena in salita, fallita la capogruppo del consorzio che doveva costruire la piscina

Fermo il cantiere che avrebbe dovuto costruire il nuovo polo in via della Fiera, il Comune cerca di correre ai ripari

Dopo la richiesta di concordato preventivo, presentata lo scorso 6 settembre, il Tribunale fallimentare di Reggio Emilia ha dichiarato fallita la Axia Costruzioni, l'azienda capogruppo del consorzio che avrebbe dovuto costruire le piscine di Aquarena in via della Fiera a Rimini. Nel cantiere, che di fatto era fermo dallo scorso novembre, non ci sono tracce di operai al lavoro e, a questo punto, la patata bollente passa al Comune di Rimini che dovrà aprire un tavolo di confronto con le imprese che si erano costituite in associazione temporanea per la realizzazione dell'opera. Axia, infatti, rappresentava il 39,98% e sarà necessario trovare chi si farà carico di questa quota per riprendere la costruzione che, a questo punto, potrebbe far slittare di diversi mesi l'inaugurazione prevista alla fine del 2018. L'opera, sul fronte della copertura economica, non avrebbe problemi con 2 milioni messi dai privati e 5 dal Comune.

"Il progetto - sottolinea Marzio Pecci, capogruppo della Lega in consiglio comunale a Rimini - è stato chiacchierato fin dall’inizio e non solo per i reperti ritrovati nell'area, ma per come è stato affidato l’appalto e la denuncia di un ex assessore che aveva osservato, nei corridoi del comune, strani “movimenti” prima dell'approvazione del progetto. Si dice che la Magistratura abbia cercato tra i faldoni del comune e che l’indagine non abbia portato ai risultati che molti attendevano. Forse erano solo chiacchiere da campagna elettorale! Ora dopo un anno, il tema Acquarena ritorna di attualità, ma ciò che stupisce è il fallimento della società aggiudicatrice dell’appalto. Questo fatto è di una gravità inaudita perché mette in evidenza l’incapacità dell’amministrazione comunale nell’affidare l’appalto a chi non possiede i requisiti per garantire la realizzazione del progetto secondo le regole della buona costruzione. In buona sostanza all’appaltatore capace vengono chiesti due requisiti: a) la capacità di persone e mezzi e b) la capacità finanziaria per prestare idonee fideiussioni per la buona esecuzione dell’opera e per il rispetto dei tempi. Nella fattispecie di Acquarena, sono mancate entrambe ed il risultato è la dichiarazione di fallimento.

"La responsabilità politica ed amministrativa di quanto accaduto - prosegue Pecci - purtroppo ricade sugli amministratori che hanno predisposto un bando che non è stato in grado di  garantire alla città la buona esecuzione dell’opera. Il mercato delle costruzioni, oggi, è composto da tanti avventurieri e chi gestisce il denaro pubblico dovrebbe essere molto attento nella predisposizione dei bandi di gara. A Rimini ciò non è avvenuto soprattutto perché, sembra, che per far “quadrare i conti” la piscina fosse stata “pensata” per le gare dei campionati fino alla serie “B”, mediante la progettazione di dieci “corsie allargate” e poi, per ragioni d’appalto, l’amministrazione abbia optato per la costruzione di otto corsie normali, ma destinate alle competizioni dei dilettanti. Certo che se tutto ciò fosse vero sarebbe opportuno che il sindaco e l’assessore spiegassero in consiglio comunale le ragioni di queste decisioni ed il perché sia stato fatto un bando per consentire la partecipazione ad una società che, poco tempo dopo l’aggiudicazione dell’appalto, è fallita e quindi non possedesse i requisiti finanziari adeguati".

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