Architetto riminese sopravvissuto alla valanga di Chamonix, cinque i compagni deceduti

Tommaso Piccioli era uno dei partecipanti alla spedizione finita in tragedia sulle alpi svizzere nella haute route Chamonix-Zermatt

"Sto bene. Mi hanno appena dimesso dall'ospedale": Tommaso Piccioli è uno dei partecipanti alla spedizione finita in tragedia sulle alpi svizzere nella haute route Chamonix-Zermatt, dove sono morti 5 italiani, inclusi i suoi tre amici di Bolzano. Si aggrava ancora il bilancio delle vittime della tragedia avvenuta sulle Alpi svizzere, nella zona della Pigna d'Arolla: una sesta persona, una donna bulgara di 52 anni, è deceduta in ospedale. Il sopravvissuto è un architetto che lavora per uno studio di Riccione, coordinato dal padre. Entrambi originari di Pisa, il papà vive a Rimini, mentre Tommaso da tempo vive in Australia, con la moglie. Il giovane è stato raggiunto al telefono dall’Ansa. "Sono all'ospedale. E' successa una cosa gravissima e sono sopravvissuto grazie alla mia esperienza" ha commentato il professionista. Prima di chiamare il babbo, Tommaso aveva già telefonato alla madre e alla moglie australiana, con cui vive in Australia la maggior parte dell'anno. In Italia è tornato per votare, e anche per questa escursione. La sua è una vera passione per l'avventura. "Ma questa esperienza - spiega all'ANSA il padre Stefano, che coordina lo studio di architetti di Riccione per cui lavora anche Tommaso - è stata terribile. I suoi amici di Bolzano sono tutti morti". La notte al gelo è stata lunghissima e completamente buia.

Tommaso ha cercato di fare ginnastica e non addormentarsi. "Lui - dice il papà - è rimasto sveglio tutta la notte. Non so come ha fatto. Spronava anche gli altri, a muoversi a non dormire ma nel buio non li vedeva. Non sapeva dov'erano". Quando ha albeggiato Tommaso e un'escursionista tedesca hanno visto dall'altro lato della vallata, dove c'è il rifugio, due sciatori e hanno iniziato ad urlare con quanta voce ancora avevano in gola "help". Loro hanno avvisato il soccorso alpino che è arrivato con l'elicottero. "Ma non poteva atterrare, quindi si è calato un infermiere con il verricello - prosegue Stefano - e li ha portati su uno a uno". Sul momento Tommaso non sapeva le condizioni degli altri anche se temeva il peggio, dato che aveva visto qualcuno riverso a faccia in giù. In serata, mentre era ricoverato in ospedale a Visp, è stato anche interrogato dalla polizia cantonale "avevano l'elenco ma non glie l'hanno fatto vedere. Adesso - conclude il papà - saprà anche lui dei morti".

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