Arte censurata al Cocoricò, la Procura apre un fascicolo per atti osceni in luogo pubblico

Dopo l'intervento dei carabinieri a bloccare la performance senza veli della compagnia teatrale Fanny&Alexander di Ravenna, la vicenda arriva ai magistrati. Giovanni Paglia, deputato ravennate di Sinistra Ecologia Libertà, prepara una interrogazione parlamentare congiunta al Ministero degli Interni e della Cultura

E' arrivata sul tavolo della Procura della Repubblica di Rimini la vicenda che, nella notte tra il 22 e il 23 febbraio, ha visto i carabinieri di Riccione interrompere uno show al Cocoricò, storico locale di Riccione, durante la serata Memorabilia in cui si esibiva la compagnia teatrale Fanny&Alexander di Ravenna con uno spettacolo che prevedeva nudi artistici. E' stato infatti aperto un fascicolo dove si ipotizza il reato di atti osceni in luogo pubblico nei confronti di 8 persone: il direttore artistico della compagnia teatrale e gli attori coinvolti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, che sabato notte si trovavano già in servizio al Cocoricò, all'ingresso del locale era stato allestito un omaggio all'artista Marina Abramovic. Per entrare nella piramide i clienti, tra cui anche dei minorenni, dovevano attraversare tre porte-cabine all'interno delle quali, in uno spazio esiguo, sostavano in piedi tre coppie nude. Chi entrava era praticamente costretto a "strusciarsi" sui corpi nudi facendo così ravvisare ai carabinieri il reato di atti osceni in luogo pubblico. I militari dell'Arma hanno quindi sospeso la performance portando tutti gli attori in caserma per essere identificati e, solo una volta arrivati negli uffici dell'Arma, sono stati gli stessi indagati a spiegare che si trattava di una performance di nudo artistico. "Spesso non si capiscono le opere d'arte - ha commentato il Procuratore della Repubblica di Rimini, Paolo Giovagnoli - ma in questo caso la denuncia ci stava tutta. Tuttavia, questa situazione si scontra su una differenza di interpretazione sul comune senso del pudoreSe uno fa le cose per scandalizzare e stupire trova la gente che si scandalizza e si stupisce. La legge agli articoli 527 e 528 del Codice Penale prevede sia gli atti osceni che le pubblicazioni e gli spettacoli osceni. Che l'opera d'arte si scontri con il comune senso del pudore è un'altra questione. Sulla eventuale archiviazione o prosecuzione del fascicolo deciderà il giudice​".

A difesa della compagnia teatrale è arrivata una nota dell'onorevola ravennate, Giovanni Paglia (Sel), che parla di una inaccettabile censura al Cocoricò per la compagnia teatrale​ Fanny&Alexander annunciando una interrogazione congiunta al Ministero degli Interni e della Cultura per chiedere interventi e provvedimenti sull'accaduto nonché garanzie sul futuro. "Nel febbraio 2014, in Italia e in Emilia Romagna vige la censura - attacca Paglia.Pare incredibile, ma è così.Non si può infatti parlare d'altro per quanto accaduto lo scorso 22 febbraio al Cocoricò di Riccione, laddove lo show Memorabilia dedicato alla storica performance di Marina Abramovic e messo in scena dalla compagnia ravennate Fanny&Alexander attraverso il ricorso ai nudi artistici, è stato platealmente interrotto da Carabinieri in borghese per presunti atti osceni in luogo pubblico. Una violazione grave della libertà di espressione, artistica e personale e in contrasto con il principio di laicità giacché non è possibile che il passaggio degli spettatori tra tre coppie di persone nude in piedi l'una di fronte all'altra, per altro in uno spazio ad accesso controllato, possa configurarsi come un reato e condurre i professionisti impegnati e il direttore artistico in caserma. Esprimo tutta la mia solidarietà agli artisti ingiustamente trattenuti e spero davvero che episodi medievali del genere non abbiano più a ripetersi".

A intervenire nella querelle anche il presidente regionale del SILB ,Gianni Indino. “L’arte contemporanea continua a fare scalpore - spiega in una nota stampa.Dopo l’opera di Eron stuccata da un troppo zelante muratore al Museo d’arte di Ravenna e dopo l’altrettanto zelante donna della pulizie che in un museo di Bari ha gettato nei rifiuti un’installazione perché ritenuta sporcizia, Riccione diviene teatro di un nuovo episodio di arte incompresa. Non entro nel merito, ci mancherebbe altro, di cosa sia arte o meno, di cosa possa rappresentare un tributo ad un’artista di caratura mondiale e cosa no, tuttavia il fatto che l’episodio sia avvenuto all’interno di una discoteca che ha fatto dell’innovazione una delle sue caratteristiche peculiari, credo debba porre degli interrogativi. I locali della Riviera si sono sempre distinti per essere all’avanguardia, in tanti casi dei veri e propri laboratori di mode e tendenze. E’ accaduto in passato, come testimonia la nostra storia, e ritengo sia giusto continuare su questa strada. La performance che ha avuto luogo al Cocoricò è certamente forte, ma è grazie ad iniziative e a provocazioni come queste che il locale di Riccione è da decenni un punto di riferimento per il mondo della notte in Italia quanto in Europa. Le Forze dell’Ordine hanno compiuto il proprio dovere, tuttavia mi auguro che la vicenda venga riportata in una giusta dimensione, visti e considerati i pesanti capi d’imputazione che gravano sulla gestione del locale e sugli stessi performer. Una gestione, tengo a sottolineare, che sta portando avanti un’importante politica di integrazione con il territorio, con iniziative legate ai giovani, allo sport e non solo. Mi auguro che l’ennesimo episodio spiacevole che colpisce il locale non convinca la gestione a fare le valigie e a spostare la piramide, sarebbe un duro colpo per il comparto dell’intrattenimento della Riviera”.

In tarda serata l'ufficio stampa della discoteca ha diffuso un comunicato dell'avvocato Stefano Catrani, legale del Cocoricò e dell’amministratore delegato, Marco Palazzi, in riferimento all’episodio di censura subito dal Cocoricò nella notte tra sabato e domenica per la performance artistica della compagnia Fanny & Alexander che rendeva omaggio all’”Inponderabilia” di Marina Abramovic. "I clienti del Cocoricò - precisano - potevano accedere al locale attraversando l’opera d’arte o potevano scegliere liberamente di passare attraverso le altre entrate del locale, Titilla e A1 . La questione non è sicuramente centrale ma mette in evidenza la sensibilità dei gestori del locale. Sempre l’avvocato Catrani precisa altresì che non appare credibile a nessuno che all’intervento delle forze dell’ordine i gestori del Cocoricò non abbiano riferito la natura artistica della performance. Ringraziamo tutti gli atti di solidarietà e di simpatia venuti dalla cittadinanza, dalla rete e dagli operatori che dimostrano che il peggio degli anni ‘50 ce lo siamo lasciati alle spalle".

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