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Assolto dalle accuse di favoreggiamento dello spaccio il patron di "Chi Burdlaz"

Claudio Paesani è stato prosciolto dal gip del tribunale di Rimini, il noto locale riminese era stato chiuso su ordinanza del Questore per violazione dell'articolo 100 del Tulps

Si è conclusa con l'assoluzione per Claudio Paesani, difeso dall'avvocato Paolo Righi, una tranche dell'operazione "Dolce vita" della polizia di Stato che aveva visto, il 18 maggio del 2011, finire in carcere sette persone: gli spacciatori, due albanesi, un rumeno ed un napoletano e il direttore di sala, Fabrizio Casadei, del ristorante 'Chi Burdlaz' in viale Vespucci, a marina centro a Rimini che gestiva un vasto giro di spaccio e prostituzione rivolto ad una clientela selezionata della Rimini bene, imprenditori e sportivi mentre, indagato per favoreggiamento dello spaccio, era stato lo stesso patron del locale. Il 20 maggio era stata poi eseguita un'ordinanza di chiusura del locale di Marina Centro, meta abituale di molti esponenti della Rimini bene, finito al centro di un'operazione anti-droga e anti-prostituzione.  Una decisione del questore riminese maturata dopo quella presa dal Gip, che aveva negato il sequestro del ristorante perché lo spaccio secondo lui non avveniva solo all’interno del "Chi Burdlaz". Dopo i primi interrogatori di clienti assuntori e spacciatori, avendo constatato che l’attività illecita era ricorrente e si svolgeva anche all’interno del ristorante, il Questore, per ragioni di ordine pubblico ed in base all'articolo 100 del Tulps, ne ha chiesto la chiusura. A tre anni dalle indagini, Paesani è stato assolto dall'accusa di favoreggiamento dello spaccio mentre, Casadei, ha già patteggiato una pena di 1 anno e 9 mesi ed è tuttora in una comunità. Per gli altri indagati, che invece hanno scelto il rito ordinario, l'udienza è fissata il prossimo novembre.

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