Attacco elettorale all'azienda di frantumazioni: "Noi ricicliamo, autorizzati dopo un iter di due anni"

Azienda in regola e rispettosa delle prescrizioni ambientali. E' la replica che arriva dalla "Santarcangelo frantumazioni"

Azienda in regola e rispettosa delle prescrizioni ambientali. E' la replica che arriva dalla "Santarcangelo frantumazioni" alla lista "Un bene in comune". L'attività dell'azienda è finita nel mezzo della polemica elettorale con un attacco che la lista ha sferrato al sindaco uscente Alice Parma. Per Un bene in Comune , infatti "l'amministrazione comunale ha consentito ad una ditta che smaltisce materiali edili di collocarsi in un terreno non adeguato, ovvero in una zona di ricarica delle acque del fiume Marecchia, quindi considerata protetta. Stiamo parlando di un’area naturalistica in via Bianchi (traversa di via Celletta dell’Olio) vicino alle case e alla pista ciclabile". per la lista tale situazione inoltre "ha creato tanto malcontento anche tra gli abitanti del posto, anch’essi allarmati da questa decisione che corre il rischio di mettere in pericolo il nostro ambiente e territorio".

Ma a replicare alla lista "Un bene in Comune" è Giorgio Drudi, legale rappresentante di "Santarcangelo Frantumazioni S.r.l.",  una delle due ditte autorizzate ad operare nell’area additata. Drudi spiega che la sua attività è "regolarmente insediata nell’area e autorizzata alla gestione di rifiuti non pericolosi costituiti da materiali inerti  (cemento, mattoni, ceramiche e mattonelle,  rifiuti misti dall’attività di costruzione e demolizione non pericolosi)  provenienti da cantieri edili". Ed aggiunge: "L’attività per cui siamo stati autorizzati è certamente di smaltimento (si legga ‘discarica’ o, volgarmente, seppellimento) bensì quella di recupero, ovvero pratica per ottenere materia ed energia da scarti delle attività di lavorazione, al fine di ottenere materiale inerte sostitutivo del materiale naturale di cava in modo da risparmiare materie prime naturali e, quindi, diminuire l’utilizzo delle risorse sempre inferiori del territorio; senza considerare il degrado e l’impatto che una cava di estrazione di materiali inerti determina. Questa è, semplicemente, l’applicazione pratica del concetto promosso da tutte le politiche ambientali".

"La ditta, al fine di ottenere l’autorizzazione, ha dovuto seguire un iter burocratico di valutazione che è durato oltre 24 mesi, adeguando ed adattando tutte le procedure richieste alle stringenti prescrizioni che i vari Enti pubblici (Comune, Arpae, Ausl, ecc.) hanno applicato dopo attenta valutazione (lo dimostra il tempo necessario per la conclusione del procedimento). Inoltre, non è vero che l’area oggetto di insediamento dell’attività di recupero ricada in area naturalistica, protetta. Infine, tutti gli accorgimenti adottati e fatti adottare, che andremo ad ottimizzare, sono finalizzati a creare il minor impatto nei confronti di quelle persone che vivono in prossimità dell’attività e per integrare l’attività nell’area di interesse senza creare ‘disappunto’ o problematiche".

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"Lavoriamo con un’attenzione particolare all’ambiente e siamo particolarmente attenti a questa tematica in quanto in quest’area ‘viviamo’ quotidianamente anche noi. Questa nostra posizione è dimostrata anche dal fatto che i nostri cancelli di ingresso sono sempre letteralmente ‘aperti’, oltre che agli operatori dell’impianto, anche a tutti i cittadini dovendo sempre tener d’occhio l’altro aspetto fondamentale del nostro operato che è la sicurezza", conclude la nota.

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