Auto di lusso comperate con assegni falsi, sgominata la banda di truffatori

L'indagine "Supercar" dei carabinieri di Rimini ha portato all'arresto di quattro persone implicate nelle compravendite

Compravano auto di lusso, pagandole con assegni falsi, per poi esportarle all'estero e farle sparire dalla circolazione. E' scattata all'alba di giovedì l'operazione dei carabinieri di Rimini che ha portato all'arresto di 4 truffatori e alla misura cautelare dell'obbligo di firma per una quinta persona. Questo il bilancio dell'operazione "Supercar" che ha permesso di smascherare i malviventi che operavano nel riminese nell'ambito della compravendita delle auto usate. A finire in manette sono stati un 37enne di Riccione, un 62enne riminese, un 45enne di origini pugliesi residente nella Perla Verde e un 46enne romeno mentre un 53enne libanese è stato sottoposto all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tutti e 5, secondo quanto emerso, erano vecchie conoscenze delle forze dell'ordine e dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

La banda aveva messo in piedi un meccanismo ben rodato che, secondo le indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, andava avanti da diverso tempo e aveva permesso al gruppo di realizzare profitti per oltre 600mila euro. La banda, con pazienza certosina, spulciava sul web gli annunci di vendita di automobili di fascia alta iniziando così a scremare i vari proprietari fino a puntare su quello che appariva più facilmente raggirabile. Dalla loro base di Rimini, i cinque operavano in tutta Italia e una volta stabilita la potenziale vittima della truffa facevano scattare l'inganno. Dalla ricostruzione degli inquirenti, il gruppo contattava il venditore facendo partire le trattative della vendita che, invariabilmente, si concludeva nella giornata di venerdì.

Il racconto di una delle vittime della banda

Dopo aver concordato il prezzo, il truffatore e il "pollo" si incontravano in un'agenzia di pratiche auto dove la compravendita veniva perfezionata col pagamento della somma e il relativo passaggio di proprietà. Le auto di lusso erano pagate con assegni falsi che, però, erano di ottima fattura tanto che a un primo controllo apparivano "buoni" agli occhi del venditore. La scelta del venerdì pomeriggio come giorno di vendita era fondamentale in quanto, con le banche in chiusura, chi vendeva era impossibilitato a contattare l'istituto di credito per verificare la genuinità del titolo. Solo una volta che l'assegno era andato in pagamento, infatti, si scopriva che si trattava di un falso ma nel frattempo l'auto era già stata fatta sparire all'estero.

A far partire le indagini, nell'agosto del 2019, era stata la denuncia di una delle vittime e nel corso dell'inchiesta i carabinieri hanno accertato 40 truffe messe a segno er un bottino di 600mila euro. Uno degli indagati, inoltre, deve rispondere anche di tentata estorsione. Il truffatore, infatti, dopo aver messo a segno il colpo si è reso conto che non sarebbe stato in grado di far sparire immediatamente l'auto acquistata in maniera truffaldina. Temendo il paggio, aveva così ricontattato la vittima chiedendogli 800 euro per la restituzione del veicolo. Grazie alla ricostruzione degli inquirenti dell'Arma, il pm che ha coordinato l'inchiesta ha presentato le richieste di misura cautelare al gip che le ha accolte emettendo l'ordinanza di arresto. Sono in corso ulteriori indagini per cercare di recuperare i veicoli acquistati dalla banda e, allo stesso tempo, si cercano altre vittime del gruppo.

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