L'avvocatessa confessa davanti al giudice e rivela nuovi ammanchi sui conti dei clienti

La professionista riminese, accusata di essersi impossessata dei patrimoni che doveva gestire, si è difesa raccontando di essere malata e in cura da uno psichiatra. Emersi nuovi particolari sulla sua spregiudicatezza col denaro

Interrogatorio di garanzia, venerdì mattina nel Tribunale di Rimini, per l'avvocatessa accusata di essersi appropriata dei soldi che avrebbe dovuto gestire nella sua qualità di amministratrice di sostegno e arrestata per peculato il 23 gennaio. La professionista 39enne, difesa dall'avvocato Alessandro Petrillo, è stata sentita per 3 ore durante le quali è scoppiata più volte in lacrime spiegando al gip Sonia Pasini che "mi vergogno della mia debolezza e chiedo perdono a tutti". La donna ha anche raccontato di non sapersi spiegare le motivazioni che l'hanno portata a vampirizzare i conti correnti del clochard Andrea Severi e di un 22enne invalido al 100%, per oltre 200mila euro, lasciandoli con un saldo di pochi euro. Nel corso dell'interrogatorio la 39enne, che oltre a quelle di Severi e del 22enne aveva altre 4 pratiche di amministratrice di sostegno affidatele dal Tribunale, ha ammesso gli addebiti e ha parlato di altri due casi nei quali si sarebbe appropriata del denaro custodito nei conti correnti per circa un totale di 40mila euro.

Sono emerse, tuttavia, ulteriori vicende quantomeno singolari sulla figura della professionista che, in passato, ha dimostrato una certa spregiudicatezza col denaro. In particolare, una mattina, la professionista aveva notato su internet l'annuncio per la vendita di un appartamento a Madonna di Campiglio del valore di 1,2 milioni e, il giorno stesso, era partita alla volta della località di montagna per acquistarlo. Si era presentata all'agenzia concludendo immediatamente la transazione e il rogito davanti al notaio pagando con due assegni da 650mila euro rivelatisi poi scoperti. Nonostante la famiglia della donna avesse cercato di bloccare la transazione, avevano poi pagato di tasca loro la vendita che si era conclusa con una ulteriore immissione sul mercato dell'appartamento, poi venduto a 800mila euro, rimettendoci 500mila euro.

"Non è il mostro che è stato dipinto dai media - ha spiegato l'avvocato Petrillo che difende la 39enne. - E' una ragazza fragilissima che ha una problematica psicologica che rasenta il limite del quadro psichiatrico. Oggi, davanti al giudice, abbiamo presentato la possibilità di farle eseguire una perizia psichiatrica. Le condotte che le sono addebitate, inoltre, sono di una evidenza tale che non vi era nessuna possibilità che non venisse scoperta il che la dice lunga sulla sua consapevolezza. Non si rendeva conto di quello che stava facendo ed è già da due anni che è in cura da uno psichiatra ma, questo particolare, non era a conoscenza del Giudice Tutelare che l'aveva nominata. In passato non aveva mai manifestato nulla di preoccupante e, nel 2010, non era ancora in cura. Le sue condizioni mentali si sono aggravate in seguito al parto. Durante l'interrogatorio, ha spiegato di sentirsi inadeguata rispetto alla professione di avvocato e ai familiari aveva fatto credere che gli acquisti fatti con i soldi di chi doveva tutelare erano arrivati grazie ad alcune vittorie riportate in tribunale. In realtà, quando perdeva una causa, era lei a pagare di tasca sua simulando il successo coi clienti. La famiglia della 39enne, comunque, si è già determinata al rimborso integrale di quanto sparito dai conti correnti, non lasceranno nessuno in mezzo a una strada".

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