"Babbo Natale in Carcere", il progetto per i bambini con i papà in affidamento in prova

Giornata di festa per i bambini coinvolti nel progetto “Babbo Natale in Carcere”, che hanno i papà in affidamento all’Uepe, e che hanno ricevuto un dono speciale grazie alla collaborazione di alcune associazioni di volontariato

Lo scorso lunedì, per alcuni bambini, è stata una giornata di vera festa. Sono quelli coinvolti nel progetto “Babbo Natale in Carcere”, che hanno i papà in affidamento all’Uepe, e che hanno ricevuto un dono speciale grazie alla collaborazione di alcune associazioni di volontariato.

L’iniziativa che si è svolta presso il ristorante “Come stai?”, sede dell’Associazione "Team Bòta" , fa parte di un progetto che tradizionalmente, nel periodo di Natale viene fatto - per i figli dei detenuti - nella ludoteca della casa circondariale di Rimini dove i bambini hanno la possibilità di passare, con i propri papà, una giornata spensierata.  In questa occasione e nell’impossibilità - dovuta all’emergenza sanitaria - Babbo Natale ha consegnato i doni in un’altra location dove sono giunte molte famiglie dei detenuti, anche da lontano. Il progetto, finanziato da risorse comunali e regionali, è sostenuto dal Piano di Zona per la Salute e Benessere Sociale che promuove il percorso Area Carcere,  a cui aderiscono vari enti del terzo settore: Caritas Rimini, Centro per le Famiglie del Comune di Rimini, Coop. Millepiedi, Coop. Centofiori, ApG23, Ass. Arcobaleno, Enaip. Gli interventi si realizzano grazie alla collaborazione dell’Amministrazione Penitenziaria e l’Area Educativa della Casa Circondariale. La giornata stata resa possibile grazie all’Ass. Team Bòta, ai volontari dell’Ass. Papillon e alla generosità delle famiglie riminesi che hanno donato tempo e giochi.

Tra i presenti anche il vicesindaco Gloria lisi che da sempre è molto attenta alla ricostruzione delle relazioni familiari e sociali necessarie per il reinserimento dei detenuti.

 “Sostenere la famiglia del detenuto - sottolinea il vicesindaco Gloria Lisi - in particolare quando siano presenti minori, partendo dal presupposto che l'uomo non è mai riconducibile solo al suo errore ed è dalla famiglia che parte la motivazione al cambiamento e al recupero. Questo diminuisce realmente il rischio delle ricadute e ci aiuta a costruire ponti tra il detenuto e la società civile.”          

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