Violenti e aggressivi: anche a Rimini il triste fenomeno delle baby gang

Girano in gruppo, sono violenti, aggressivi e arroganti. Sono gruppi di adolescenti che, nelle scuole, taglieggiano o picchiano i coetanei più deboli o gli stessi professori; minori che, in gruppo, commettono abusi sessuali

Girano in gruppo, sono violenti, aggressivi e arroganti. Sono gruppi di adolescenti che, nelle scuole, taglieggiano o picchiano i coetanei più deboli o gli stessi professori; minori che, in gruppo, commettono abusi sessuali o lanciano sassi dal cavalcavia; gruppi di minori che entrano in appartamenti nei quali sono in corso feste private di coetanei, compiendo atti vandalici e sottraendo oggetti di valore. E’ il ritratto dei membri delle cosiddette baby – gangs, bande di ragazzi che stanno ottenendo grande notorietà in Italia (e in Europa) come protagonisti di fatti sempre più violenti e inspiegabili.

Come quello avvenuto nel novembre 2008 quando,  “per noia”, quattro giovani riminesi hanno cosparso di benzina e dato a fuoco a un senzatetto che dormiva su una panchina.  E sempre nell’hinterland riminese, nel luglio 2011, un gruppo di ragazzini devastò diverse auto in un parcheggio di Riccione per il semplice motivo di “fare qualcosa di diverso” quella sera, in quel weekend noioso. E, non ultima, la scoperta di un gruppo di adolescenti cattolichini che rubava oggetti preziosi nelle case, anche dei genitori stessi, per poi rivenderli per comprarsi dell’hashish “alla ricerca di emozioni forti”.

Fedele riflesso di un malessere allarmante nella nostra società che i circuiti di comunicazione colgono, rivelano e fanno piuttosto riferimento alla percezione sociale, ma dicono poco circa la sostanza del fenomeno.  Ed è proprio dell’esistenza di una possibile correlazione tra il fenomeno delle bande giovanili e le trasformazioni sociali avvenute in questo periodo che si occupa lo studio di criminalistica della dr.ssa Elena Angelini (www.studiocriminalistica.it), che, con il suo team di collaboratori,  effettua consulenze su problematiche inerenti il contrasto alla criminalità e riguardanti la sicurezza urbana.

In effetti, le cause del disagio giovanile sono molte e si combinano in modo assai diverso nei singoli individui, rispecchiando le caratteristiche personali, familiari e sociali degli adolescenti.  Si tratta di gruppi di giovani annoiati che appartengono spesso a contesti sociali e familiari multiproblematici ma non necessariamente a fasce socio-culturali disagiate. Anzi, la stampa riporta come questo fenomeno sia tipico della società del benessere e dell’urbanizzazione, che si manifesta nelle aree cittadine del centro e soprattutto del nord, ovvero le zone più avanzate del paese ove il processo di modernizzazione è ormai consolidato.      

Pertanto, come sostiene l’autorevole psichiatra Paolo Crepet: “se si scandagliano in profondità le motivazioni delle loro turbe, si scopre che essi hanno una grave preoccupazione: di non sapere verso quale meta stanno procedendo. Si è di fronte a una generazione il cui futuro disastroso è fatto di incapacità comunicativa, di ignoranza sentimentale, di assenza di ideali”.

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