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Martedì, 29 Novembre 2022
Cronaca Riccione

Bollette impazzite e un clima sempre più pesante. "Il 50% degli hotel è incerto se aprire per Natale"

Intervista al direttore di Federalberghi Riccione Luca Cevoli: "Il 50% di chi apriva in inverno oggi non ha ancora deciso o non ha intenzione di riaprire. Molti diranno addio alle cucine interne agli hotel"

Assaliti da un dubbio. A cui non è semplice trovare risposta. Circa il 50% degli albergatori di Riccione, che erano abituali a lavorare in inverno per congressi, eventi sportivi e per le vacanze di Natale, ad oggi vive in un clima di incertezza: sta valutando se aprire o tenere chiuse le proprie strutture. Il rischio di impresa risulta troppo elevato, complici le bollette impazzite e i rincari dei fornitori, per procedere come se nulla fosse. La stima è di Federalberghi di Riccione, che proprio durante le scorse ore ha riunito gli albergatori per un webinar intitolato “Conviene tenere aperto l’albergo?”. A illustrare il clima che si respira a Riccione, una delle capitali italiane del turismo, è il direttore di Federalberghi Luca Cevoli.

Direttore Cevoli, che clima si respira tra gli albergatori di Riccione a fronte di queste bollette impazzite?

“Chi era abituato ad aprire per Natale, per congressi, fiere ed eventi sportivi, oggi è assalito dal dubbio. Dal rischio di dover andare in perdita. Secondo quanto raccolto circa il 50% di chi apriva in inverno oggi non ha ancora deciso o non ha intenzione di riaprire. Parliamo di una fetta di quei 120 hotel, su 400 totali, che nel passato aprivano oltre la stagione estiva, mentre chi non chiude mai a Riccione sono una trentina di strutture”.

Prima di fare voli pindarici, durante il webinar cosa è stato consigliato di fare?

“Prima di assumere una decisione è necessario fare un’analisi analitica struttura per struttura, soffermarsi su tutti i pro e i contro, oltre a vagliare il quadro in chiave tecnica. Sono molti gli aspetti da considerare: non aprire significa anche incorrere nel rischio di perdere i clienti anche per gli anni successivi, dato che vireranno per altre soluzioni. Ma è chiaro che i margini di una volta non ci sono più e occorre analizzare tutto, a partire dall’indice di riempimento della struttura e i servizi che si offrono. Molti ad esempio rinunceranno ad aprire le cucine”.

Quindi chi ha chiuso il 15 settembre, per Natale non ha ancora deciso?

“E’ il quadro attuale, tutti continuano a ripetere che il loro futuro passa da un maggior controllo di gestione e analisi economica, fino all’ultimo centesimo. Dopodiché è arrivata una richiesta precisa da parte del sistema associativo, ovvero fare squadra per pesare di più. Alcuni fornitori stanno imponendo le condizioni, gli albergatori si trovano molte volte i contratti stracciati, per cui si valuta una logica di contrattazione di gruppo, con esperti che si possano occupare per tutti gli associati e pesare così di più negli accordi”.

Per quali servizi?

“Stiamo pensando a un sistema unico di acquisti per energia elettrica e gas. La contrattazione globale rispetto al singolo albergo può avere dei benefici. Ma pensiamo ad esempio anche alle lavanderie, molti hanno già deciso di abbandonare la lavanderia interna, si potranno individuare dei fornitori comuni con contratti rivisti”.

L’altro tema è quello di contenere gli sprechi energetici.

“Questo è un altro tema che va affrontato, perché molti hotel hanno avuto consumi imponenti anche per via del fatto che hanno impianti e attrezzature non aggiornate, parliamo anche proprio di pompe di calore e della domotica. Un aggiornamento alle strutture diventa, sotto questi aspetti, al momento imprescindibile”.  
 

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